Originale autografo…, in AIMC.
Roma 6 Aprile 1905 ore 16
Amat.mo Sig. Rettore,
Ricevetti stamane la carissima sua del 4 corr.te. Spero che a quest’ora le sarà pervenuta la mia cartolina ricordo e poi la lettera di ieri. Oggi mi trovo ad aver poco di fatto per quanto è lo scopo unico di mia venuta.
Ieri M.r Rolleri m’aveva assicurato che stamane alle 9 avrei trovato il Card. Gotti, ed io mi vi trovai in punto, ma egli era in sul partire per l’udienza al S. Padre, chiamatovi in via straordinaria. Parlai al suo segretario cui rimisi il memoriale e la lettera del Card. Richelmy, e mi disse che tornassi sabato alle ore 10, poiché domani non dà udienza stante la predica di quaresima. Non bisogna proprio aver fretta!!
Ieri nel pomeriggio fui a cercare di M.r Bisleti, che m’avevan detto potersi trovare alle 4; invece dovetti aspettare fin verso le sei. Mi ricevette assai bene: letta la commendatizia del Card. Richelmy, rispose subito: Lei vuole l’udienza dal S. Padre, e sia tranquillo che l’avrà: per queste cose…e commendatizie si capisce… Chiestomi l’indirizzo, disse che m’avrebbe avvertito del giorno ed ora dell’udienza. Gli presentai la lettera datami dalla Sig.na Mazzé, la guardò superficialmente poi dissemi che ci saremo riveduti per la risposta che le farà. Naturalmente alludeva alla visita ch’io gli farò dopo l’udienza per ringraziarlo. Fu cosa di pochi minuti poiché c’era una processione di gente che aspettava, ed egli, avevami detto alla porta che deve oggi esser fuori di Roma.
Alle 7 di sera in punto fui dal Card. Rampolla, che in tal ora avevami detto dar udienza.
Arrivò invece alle 8. Dovetti ancor lasciar passare prima di me la Principessa Orsini e M.r Cagliero, benché giunti dopo di me. Tornando dalla visita, M.r Cagliero mi fè una reclame nell’anticamera presso il segretario del Cardinale riguardo al buon andamento delle nostre missioni ed al loro grande avvenire. Anche ciò a qualche cosa servirà. Il Card. Rampolla mi ricordò subito che fu a veder la Consolata nel 1883, mentre andava in Inghilterra. Non ricordò più la mia visita nel dicembre 1902 coi 4 missionari. Udì con interessamento la storia e l’operato dell’Istituto e lo scopo di mia venuta a Roma. Quanto al patrocinar la nostra causa disse che è cosa che avrebbe fatto volentieri, ma che egli appartiene soltanto di nome a Propaganda e che non vi è mai chiamato, cosa che M.r Barone mi spiegò poi oggi. Ad ogni modo disse che se avrà l’occasione farà un buon ufficio. Mi parve piuttosto abbattuto, direi demoralizzato: non è più quel brio che aveva nel 1902, pare assai invecchiato e si direbbe che ha un’aria mortificata. L’udienza in cui si vedeva che faceva uno sforzo per esser vivace durò quasi ½ ora.
Nella sera dopo le 9½ mi trattenni qui alquanto col Sig. Bianchi-Cagliesi che naturalmente le manda tanti saluti; dissemi che spera trovar un impiego governativo pel fratello che è a Torino. Poi si parlò di cento cose di Torino e di Roma: fra queste mi disse che il S. Padre vuol sempre ricevere i missionari, e che si interessa molto di missioni.
Stamane fui dal Card. Gotti, come già le dissi, per far niente. Andai da M.r Virili che era fuori casa. Poi andai dalla C.sa Leodokowska. La visita fu cordialissima. Si mostrò molto informata delle missioni della Consolata, che segue attentamente sul nostro Periodico. Si disse meravigliata del loro rapido sviluppo, e come il C.o Allamano facesse tanto senza ancor domandar sussidii. Gli spiegai il perché. Me la contò lunga contro M.r Coccolo il quale disse, fa una mistificazione, ed è mal visto in Propaganda ove il Card. Gotti non lo riceve più. È un uomo che cerca danaro giocando d’ambiguità e facendosi veder unito all’opera della Leodokowska, mentre non lo è, e il Card. Gotti disse a Lei che non se lo lasci unire. Poi me la contò pur lunga sul suo istituto che abbonda di danaro, ma manca affatto di vocazioni: ha 8 suore e circa 10 converse tra Italia, Germania in tutto!! Mi si raccomandò se le trovassimo giovani dai 20 ai 30 anni, ma istruite (come maestre o simili), e anche senza dote. L’animai a venirsi impiantare a Torino una succursale, ma ella teme che non le frutti vocazioni, come avvenne della succursale aperta a Milano e che non le tirò soggetti finora, per cui ha idea di toglierla. Se potessimo cacciarvi un po’ di elemento torinese non sarebbe il caso? Infine m’offerse £ 500, di cui gli passai ricevuta come di un primo sussidio, ma se le farem venire dei soggetti dice che altri sussidi verranno, massime che a Propaganda, disse, non potete sperarne e fra breve neppur più dalla Propagazione della fede. Insistette per aver qualche scritto sulle nostre missioni pel suo Eco. Le sorrise l’idea di venir essa una volta a Torino, ove fare qualche conferenza in qualche Istituto a sole figlie di Maria o simili; solo che noi le cercassimo un posto ed un predicatore. Di queste e tant’altre cose che si dissero in una seduta d’un’ ora e mezza ci parleremo poi.
Nel pomeriggio d’oggi fui dal Card. Vannutelli, che m’avevano assicurato in casa dalle 1 alle 2: invece era andato a pranzo fuori. Tornerò. Poscia andai da M.r Barone. Mi accolse con grande espansione. Si congratulò vivamente dell’andamento delle missioni: disse che quasi due anni fa avendone fatto parola al Card. Gotti l’aveva trovato freddo: poi nel capo d’anno di questo 1905 avendogliene riparlato lo trovò molto ben disposto; e che lo stesso Gotti aveva detto: vedo che s’incamminano bene e bisognerà pensarvi a metterli a posto. Disse che fino al 1896 circa i consultori di Propaganda venivano regolarmente consultati almeno una volta al mese, e che davano il lor voto sulle cause proposte loro, pel qual voto riferivano poi i Cardinali ascritti a Propaganda. In quell’anno qualche consultore avendo chiesto un compenso pecuniario per tali consulti, la Propaganda e SS. Leone XIII, li lasciarono da parte ed ora da parecchi anni non li chiamano più e neppur tutti i Cardinali come alludeva il Card. Rampolla. Ad ogni modo egli troverà un pretesto per avvicinar il Card. Gotti e dirà quanto sa di meglio. M’assicurò che chi avrebbe fatto molto è il Card. V. Vannutelli che in Propaganda è entrante e fermo quando vuol una cosa, e che ha con lui sempre, nei voti, suo fratello. Così disse molto influente ad hoc il Card. Satolli; cui mi darà un biglietto di presentazione, esortandomi ad andare. Aggiungo che questo è un momento buono perché i francesi sono in ribasso a Roma in alto. Il Papa, disse, pare si aspettasse più di appoggio in queste faccende col governo, ed in tutte le Congregazioni Romane li criticano p. l’inazione. M’invitò a pranzo come già aveva fatto M.r Cagliero. Vedrò di contentarli, perché chiacchierando, qualche cosa si pesca sempre.
Poscia andai da M.r Virili. Mi ricevette un po’ genato; evidentemente perché non aveva che buone parole a darmi. Disse che farà di nuovo insistere dal Card. Richelmy. Poi che andassi io dal Card. Ferrata… cosa che vedrò se è il caso. E si finì con una visita d’un quarto d’ora. Del mio scopo per le missioni non s’interessò e non facemmo che un accenno. Ora son qui per far poco o niente domani. Sabato poi vedremo. Tenterò forse dal P. De Marchi, ma credo facciano poco.
Di salute finora benissimo. E così auguro a V. S. ad a tutti di casa; cui spero portar una buona benedizione del S. Padre.
Suo aff.mo C. G. Camisassa
P. S.
Colle continue visite a gente che non trovo mai in casa, i biglietti di visita miei sono ormai consumati, la prego mandarmene subito una diecina. Li troverà nella mia stanza N. 2, dietro il seggiolone ove scrivo: sul verone della scansia presso l’uscio tra il N. 2 e N. 1.
