Originale autografo, lettera mutila…, in AIMC

[16 ottobre 1911]

o variare le antiche, senza contar che nell’andamento del collegio ha fatto poco o niente di quanto gli fu tracciato. Ora poi che Mons. l’ha contentato in parte lasciandolo solo più sup.re del Collegio, cominciò meco a rugnare che non vuol dipender dal Sup.e della stazione per aver uomini di lavoro, soldi; ecc. ecc. e poi vorrebbe 1 prete, 1 suora e catechisti speciali (oltre 2 che ha già e che fan scuola d’a, b, c…) tutti ai suoi soli ordini… insomma non sa neppur lui cosa voglia. Perciò Mons. s’è deciso di lasciarlo andar via per sempre, ed a giorni gli notificheremo di recarsi a Limuru in attesa di un piroscafo italiano su cui partire per l’Italia. Ella ne è quindi avvisata. Io poi gli scrivo che V. S., visto che egli non le comunicò finora i motivi del suo voler ritirarsi, mi significò che lo inviassi in Italia dove si deciderà al riguardo. E non gli dico altro.

Ella mi scrive che conta lasciarlo andare senza chieder dispense lasciandolo alla sua coscienza. Ma e se egli un bel giorno cambiando idea o per rimorso vorrà rientrar nell’Istituto, come faremo ad impedirnelo? Bisogna, secondo me, che vada via legalmente, intendendo che vada via in modo da non poter più darci fastidi in avvenire.

Ella potrebbe informarsi da qualche Congregaz. religiosa quali sono le uscite in modo definitivo (come sarebbe se fuggisse insalutato ospite) e poi quali le legalità da farsi dai Superiori dell’Istituto in tali casi. L’ultimo documento pontificio al riguardo parmi fissi, anzi obblighi, una vera forma giudiziale… con avvocato difensore di lui (se non vuol lui stesso) ed altro dell’Istituto… e poi un Consiglio… di Superiori. Forse però si parla solo del caso in cui i Sup.ri voglian essi stessi cacciare, o dimettere ecc. ecc. Insomma bisognerà far le cose da finirla per sempre, e non esser noi in pericolo di far brutta figura più tardi. E se occorre, si faccia far una dichiarazione da lui sottoscritta, che è lui che vuole absolute et sponte uscire.

Credo anche sia conveniente, se pur non è necessario, che V. S. ne parli col Cardinale, se ha da riaccettarlo in diocesi… ma non fargli le tinte cariche, per timore che non voglia poi accettarlo. Insomma la cosa è seria, e comprendo che le darà disturbi e seccature. Eppure che fare? dopo che s’ha a temere voglia fuggirsene con scandalo? Dunque io preavviso V. S. della di lui venuta che può forse tardare, essendo ora sospesa la linea di navigazione italiana in causa della guerra.

Pel momento non ho altre cose speciali a scriverle. Le mando un diploma da catechista di cui ne distribuimmo già 5. Gli altri si fan sospirare per bene, acciò li apprezzino di più, e si istruiscano e si formino questi catechisti. Veramente essi consolano col loro zelo ed impegno sia nell’imparare, come nell’insegnare, e massime nel trasformarsi con costumi cristiani. Fra 1 mese apriremo il corso del collegio piccolo degli aspiranti che speriam numerosi. Sarà qui alla Fattoria e durerà 3 mesi. Sono lieto di presenziarlo.

Quanto al ritardo di mia venuta ella dia a chi  crede le ragioni che crede… o malattia Mons., o la guerra… o meglio nessuna. Io ne scriverò nessuna, fuorché al Card…. ma molto in genere, senza dar ragioni di ciò ecc. Mia salute ora buona, e mi vo rimettendo dal caldo sofferto nelle missioni del basso Kikuiu. Tanti saluti a tutti di costì.

Suo aff.mo in G. e M. – C. G. Camisassa