Originale autografo…, in ASCEP

Torino 25 settembre 1912.

Eminenza,Compreso di riconoscenza per la degnazione che Vostra Eminenza ebbe di comunicarci le difficoltà fatte contro la nostra domanda riguardante l’eri-genda Prefettura Apostolica del Kaffa, mi prendo la libertà, d’accordo col Canonico Allamano, di rispondere io stesso, come più informato su tale oggetto per le cognizioni che potei acquistare durante il mio recente viaggio in Africa.

Tutte le difficoltà presentate, parmi si riducano ad affermare l’impossibi-lità presente di erigere nuove missioni nella parte sud-ovest dell’Abissinia, in causa dell’ostilità di quel Governo; e se ne adducono in prova le persecuzioni passate e quelle particolarmente dello scorso anno.

Cominciando da quest’ultima, rispondo anzitutto che essa fu un fatto isolato, senza serie conseguenze; come mi spiegò di presenza lo stesso Console italiano d’Abissinia, Conte Colli di Felizzano, che in quel tempo trovavasi sul luogo, e che alcuni mesi fa, essendo di passaggio per Torino, venne a farci visita. La cosa si ridusse all’allontanamento da Addis Abeba d’un missionario francese, il quale vi aveva commesso imprudenze e provocazioni tali, che, dicevami il Colli, fu una prova della mitezza di carattere degli Abissini se non gli fecero alcun male, e si limitarono, dopo ripetute ammonizioni, ad esigere che fosse richiamato dai suoi Superiori. Né da quest’atto seguì alcuna molestia alle missioni dei Lazaristi e dei Cappuccini, le quali continuano a svolgere tranquillamente l’opera loro fra popolazioni abissine; ciò che dimostra non esservi quell’avversione così viva e generale contro il Cattolicismo.

Ma la risposta vera a questa difficoltà è la seguente: sarà impossibile, al presente, e lo concediamo, penetrare nel Kaffa passando per Addis Abeba; non è impossibile, anzi forse facile, avanzando gradatamente dagli estremi confini meridionali dell’Abissinia, come ci proponiamo noi.

Per rendersi ragione di questa distinzione bisogna tener presente che l’Abissinia è tuttora retta col sistema feudale degli imperi del medio evo. (L’acclusa carta geografica indica le divisioni delle Provincie ed i rispettivi capi attuali). Il Negus Neghesti ha potestà piena ed assoluta soltanto nella Provincia in cui trovasi la sua capitale, cioè nello Scioa; sulle altre Provincie non ha che il diritto d’una certa percentuale sui tributi che vi riscuotono i rispettivi Capi, e d’aver il concorso delle loro truppe in caso di guerra. Questi diversi capi poi reggono ed amministrano molto arbitrariamente le loro provincie, e sono tanto più indipendenti dal Negus quanto più distano dalla capitale; cosicché basta ingraziarseli con qualche dono per entrare e far di missione nei loro dominii. Ora riguardo alle disposizione del Governo centrale verso i missionari cattolici, queste sono piuttosto incerte, dicevami il predetto Console Conte Colli, perché sebbene il partito che domina a corte sia di sentimenti liberali, si astiene tuttavia dal favorire i cattolici per non urtare troppo il partito caduto della regina Taitù e dei preti abissini, ostinatamente zenofobi [!]. Ma se questo avviene nello Scioa, anzi più precisamente alla corte di Menelik, non è così nelle regioni degli estremi confini meridionali dell’Abissinia, ove la gran massa della popolazione è ancor pagana. Ed è fra questi pagani che gli Abissini – proibiti per legge di aver schiavi cristiani – fanno frequenti razzie di gioventù che conducono schiava a lavorar le loro terre, essendo notorio che l’abissino ha l’ambizione d’esser unicamente guerriero, né vuol adattarsi a lavori agricoli o industriali. Così m’assicurava S. E. Mons. Carrara Vicario Apostolico dell’Eritrea nella visita che gli feci sei mesi fa, e la stessa cosa mi ripeté il Governatore Conte Salvago Raggi in una lunga cordialissima udienza concessami all’Asmara.

Pertanto se l’ostilità della corte Abissina può impedir l’accesso al Kaffa per la via d’Addis Abeba – che è l’unica per cui possono recarvisi i Cappuccini dell’Harrar – quest’ostilità non s’estende a tutti i paesi che sottostanno all’alto dominio del Negus, perché in essi tutto dipende dai rispettivi capi locali, e molti di questi, anziché zenofobi, sono di sentimenti assai concilianti. Tale è ad esempio Ras Uold Ghiorghis, l’attuale governatore del Kaffa; così m’asserì viaggiando meco sul piroscafo, l’Ingegnere Viretti, che tornava a Torino dopo molti anni di dimora ad Addis Abeba, ove ha un grande impianto industriale visitato più volte da Uold Ghiorghis, che s’intratteneva secolui molto famigliarmente. Basterebbe perciò aver consenziente – e lo si può con regali – un Ras qualunque per potersi stabilire nei suoi dominii. Questa condizione di cose spiega le varie persecuzioni ai missionari cattolici in Abissinia: persecuzioni quasi sempre limitate ad una provincia, mentre in altri luoghi essi eran lasciati tranquilli. Così accadde nell’ultima persecuzione ai Lazaristi nel Tigré, durante la quale i Cappuccini dell’Harrar non furono molestati; come né questi all’Harrar né i Lazaristi risentirono della persecuzione avvenuta nel Kaffa nel 1904.

Le stesse idee mi furono espresse dal prelodato Conte Colli di Felizzano, il quale dopo spiegatimi i motivi del fermento anticattolico suscitato l’anno scorso ad Addis Abeba da quel missionario francese, mi soggiungeva, con una sincerità che gli fa onore, che come console non si augurava che noi entrassimo nell’Abissinia, perché ciò non era scevro dal pericolo di dargli col tempo qualche noia diplomatica; ma , riprendeva tosto, che qualora avessimo deciso d’andarvi, come cattolico egli ci avrebbe dato tutto il suo appoggio. In tal caso suggeriva egli pure d’evitar Addis Abeba e il Governo centrale, e tentar l’accesso dalla periferia col consenso di qualche capo locale, fra cui egli ne conosceva d’idee concilianti, anzi favorevoli in particolare agli italiani. Queste cose sono da tener presenti, per dare il giusto loro valore alle dichiarazioni che il Console Francese cita come fattegli dal Console italiano.

Quanto agli apprezzamenti personali del Console Francese, lascio da parte il sospetto se il rappresentante d’un Governo giacobino non debba a priori esser poco favorevole ai cattolici; come pure se, pel tradizionale chauvinisme francese, non vegga male che missionari italiani si sostituiscano ai suoi. Ma bisogna pure tener conto d’un’altra circostanza che può aver influito sul suo parere pessimista, e questa è la posizione molto critica in cui egli stesso si trova. Di fatti è cosa nota che da oltre un anno la Francia è sul punto d’una rottura aperta col Governo abissino, perché questo essendosi messo in capo che colla ferrovia Gibuti-Harrar-Addis Abeba si miri alla conquista dell’Abissinia, ritirò la concessione già fatta pel tratto che resta a costrurre dall’Harrar ad Addis Abeba. Di che la Francia, che a scopo politico profuse milioni in quella ferrovia, sollevò ripetute proteste, ma finora il Governo Abissino è irremovibile; e se continua così, tutti prevedono che la Francia dovrà ritirar di là il suo Console. Non è quindi a stupire se in questo stato di cose, e colle difficoltà creategli dalle imprudenze di quel missionario, il Console Francese abbia giudicato l’ambiente locale più ostile di quel che sia realmente.

Finalmente il Ministro Generale dei Cappuccini avanza domanda che, ove fosse creata la Prefettura Apostolica del Kaffa, essa sia affidata agli stessi Cappuccini di Mons. Jarousseau [!]. A parte l’impossibilità in cui, per loro stessa confessione, si trovano di entrare in quelle regioni non avendo altra via che quella di Addis Abeba, come già si è detto, mi permetto domandare – supposto che abbiano esuberanza di personale – perché non s’avanzano con nuove missioni al sud-ovest dell’Harrar, dove hanno a lor dipendenza una regione più vasta che tutta l’Italia e ben popolata dagli Arussi, Jamjam, Cormoso, e Borana: tutte popolazioni di razza Galla, fino a ieri interamente pagane, fra le quali però si fa oggi un’attiva propaganda musulmana per mezzo dei Somali nel secolare incessante loro spostamento da Oriente verso Occidente. È un pericolo questo che sarebbe urgentissimo scongiurare, e non si comprende perché a questi popoli, che quasi confinano coll’Harrar, non si porti immediato soccorso tanto più che sono così pacifici, semplici e con costumi patriarcali, stando alle concordi descrizioni dei viaggiatori che percorsero quelle contrade come  Wakefield, Ruspali, Donaldson Smith e Bottego. Colà i Cappuccini di Tolosa avrebbero un campo assai più vasto da quello da noi domandato, e che assorbirebbe il personale e l’attività non di uno, ma di molti Ordini Religiosi.

Riassumendo ora le ragioni addotte conchiudo con dire:

1° – La persecuzione dello scorso anno fu un fatto ristretto ad Addis Abeba, provocato da motivi speciali locali, senza influenza sullo spirito delle popolazioni nel resto dell’Abissinia.

2° – Come esistono pacificamente in Abissinia le Missioni dei Cappuccini e Lazaristi, così non è impossibile impiantarne altre nel sud-ovest di quel vasto impero.

3° – Se ai Cappuccini dell’Harrar è interdetto l’accesso a quelle regioni per la via di Addis Abeba, causa l’ostilità di quel Governo centrale, non è impossibile a noi penetrarvi dagli estremi confini a sud per la via del Kenya.

4° – I Cappuccini per erigere nuove missioni non abbisognano della località da noi richiesta, avendone altre più estese che necessitano d’esser premunite contro l’invadenza mussulmana, e che per la natura delle popolazioni danno speranza di conversioni.

Concludo pertanto rinnovando la supplica perché sia assegnata all’Is-tituto della Consolata l’erigenda Prefettura Apostolica del Kaffa, ed esprimendo nuovamente la speranza che essa venga esaudita, come unicamente ispirata dal desiderio della salute delle anime.

In questa fiducia ci permetta, Eminenza, che prostrati al bacio della Sacra Porpora invochiamo la Sua paterna benedizione.

Di Vostra Eminenza Umilissimi, Obbedientissimi, Osservantissimi

Can.co Giacomo Camisassa Vice Superiore in unione al

Can.co Giuseppe Allamano Superiore.