Originale autografo…, in ASCEP

Torino 18 Dicembre 1912

Ill.mo e Rev.mo Monsignore,

Seguendo il suggerimento di V. S. mi recai a far visita a S. Em. Il Card. Lorenzelli e fui molto consolato dell’interessamento che dimostrò per la nostra Supplica e del peso che mostrò dare all’esposizione dei nostri motivi per ottener i desiderati limiti della Prefettura.

Ora avendo messo per iscritto questi motivi, come mi consigliò V. S., mi fò premura di presentarglieli, unitamente a 3 carte geografiche esplicative dei medesimi. Se mi è lecito aggiungere una parola, pur sapendo il singolare affetto che V. S. ha ognor dimostrato per noi, permetta che le rinnovi la supplica di ottenere sopra ogni altra domanda che il Kaffa non sia dimezzato ma assegnato intiero alla nuova Prefettura. Questa Supplica umiliai con molta insistenza a S. Eminenza il Card. Prefetto di Propaganda e parsemi l’abbia accolta bene e mi abbia lasciato fondata speranza che sarà esaudita.

Permetta ancora che, a nome eziandio del Sig. C.co Allamano, le umilii gli augurii più sinceri d’ogni celeste benedizione, assicurandola pure di speciali preghiere da parte nostra e di tutti i membri e le Suore dell’Istituto.

Con perfetta osservanza Di V. E. R.ma. Umil.mo Obblig.mo Servitore

Can.co G. Camisassa [Alla Sacra Congregazione de Propaganda Fide]

[Torino, 18 dicembre 1912]

Confini proposti verso il nord

Per l’erigenda Prefettura Apostolica del Kaffa.

Prima proposta.

Partendo dal punto in cui il confine anglo-etiopico è tagliato dal fiume Baro (Sobat) seguire l’alveo di questo fiume rimontandolo fino alla sua sorgente dal monte Secia. Di qui scendere ad oriente fino a raggiungere la sorgente del fiume Goggeb e seguire, scendendo, l’alveo di questo fiume sino alla sua confluenza nell’Omo. Da questo punto seguire il parallelo 7.1° (o 7.2°) fino ai monti Arussi, cioè fino allo spartiacque da cui scendono i fiumi che vanno all’Oceano Indiano. (Questo confine è segnato con stellette rosse nella carta allegata dell’A-bissinia Meridionale).

Seconda proposta.

Partendo dal confine anglo-etiopico ad ovest, dove questo è tagliato dal 7° grado di latitudine nord, seguire la linea di divisione tra i dominii di Ras Tesamma e Ras Uold Ghiorghis (quali sono indicati nell’allegata Carta del Rossetti – Abissinia politica) fino alla sorgente del fiume Goggeb, e poi scendere per l’alveo di questo fiume come detto nella prima proposta.

Motivi della proposta divisione.

Essa concorda colle divisioni etnografica, politica, ecclesiastica; è la più naturale, facile e conforme alle divisioni geografiche; è la sola che lascierebbe sufficiente popolazione alla Prefettura e permetterebbe l’accesso a questa anche per la via del Nilo.

1°. Segue la divisione etnografica.

Stando alle carte qui allegate dello Stato maggiore francese compilate nel 1897 – le più complete e precise che si abbiano fino ad oggi – i fiumi Baro e Goggeb segnano la linea di divisione tra i popoli Sidama e Galla. (Vedere linea bleu nella carta dello Stato maggiore francese).

I Sidama (secondo la relazione fatta alla Società geografica nel 1905 dal Conte di Felizzano, attuale console ad Addis Abeba) sono un popolo che «non appartiene etnograficamente alla razza Galla, è anteriore all’inva-sione di questa, e resistette ad essa conservando in parte il proprio territorio e le tradizioni antiche… come ha conservato il proprio tipo etnico». Anche il russo Bulatovich, il solo viaggiatore che passando per Bonga (la capitale del Kaffa) abbia proseguito in linea, retta nel 1897, fino al lago Rodolfo, descrive le popolazioni da lui attraversate come di tipo etnico, di costumi e di religione affatto differenti dai Galla. In questa linea di divisione tra i Sidama e Galla concorda il celebre Paulistcke [!], assegnando ai Sidama i paesi a sud dei fiumi Baro e Goggeb, e ai Galla i paesi al nord dei detti fiumi. Pertanto la linea proposta pel confine nord della Prefettura Apostolica (segnata con croci rosse nella carta in tela) darebbe i Sidama a questa Prefettura lasciando i Galla al loro Vicario Apostolico.

2°. Segue la divisione politica. Stando alla carta dell’Abissinia politica di Carlo Rossetti (qui allegata) il fiume Baro separa il dominio di Ras Tesamma da quello del Degiacc Demes: e così il fiume Goggeb è confine tra i dominii di Ras Uold Ghiorghis (a sud) ed i reami di Ennerea e Gimma (a nord). Perciò la proposta divisione seguirebbe appunto quella politica dei dominii feudatari dell’Abissinia.

3°. Segue la divisione ecclesiastica. Secondo questa S. E. Mons. Iarousseau è Vicario primieramente dei popoli Galla epperciò dei soli territorii ove questi si trovano. Ora essendo dimostrato che a sud dei fiumi Baro e Goggeb le popolazioni sono pressoché esclusivamente di razza Sidama, (non restando nel Kaffa che pochissimi Galla, residui dell’antica loro dominazione) ne consegue che il Vicario Apostolico dei Galla non potrebbe propriamente dire il Kaffa regione di sua esclusiva dipendenza; o, per lo meno, che, posto questo stato di cose, sarebbe tolta la principale difficoltà che si mette innanzi per conservare il Kaffa al Vicariato dei Galla. È vero che il Card. Massaia dimorò per più d’un anno nella parte settentrionale del Kaffa, erigendovi missioni in paese che era considerato come Galla, perché politicamente allora soggetto ai Galla, ma quelle missioni sono da tempo abbandonate (non restando più che quelle site nei regni di Gimma e di Ennerea) ed ora il Kaffa è pasato in pieno dominio degli Abissini.

4°. È la divisione più naturale geograficamente. Che se per conservarlo a S. E. Mons. Iarousseau si progettasse di dividere il Kaffa, riservandogli la parte settentrionale, si prega di osservare che il Kaffa propriamente detto è una regione molto ristretta da nord a sud, occupando il solo versante meridionale d’una catena di monti che costeggia la destra del fiume Goggeb. Dalla descrizione che ne fa il Bulatovich, che attraversò il Kaffa partendo da Bonga, si rileva che la larghezza del paese da nord a sud è di poco più d’una giornata di marcia cioè una trentina di kilometri. Resta quindi assai difficile la divisione da ovest ad est di una striscia di terreno così ristretta ed insieme così accidentata per le anfrattuosità di un declivo montagnoso come quello. Tale divisione porterebbe inoltre l’inconveniente che Bonga (la capitale del Kaffa), la quale trovasi presso il confine settentrionale del paese, resterebbe naturalmente ai Cappuccini, e la nuova Prefettura Apostolica del Kaffa non comprenderebbe la capitale del paese da cui s’intitola.

5°. Un’altra ragione per non dimezzare il Kaffa si è che, di tutta l’erigen-da Prefettura, il

Kaffa è la sola regione un po’ densamente popolata. Dalle descrizioni concordi del Bottego, del Bulatovich e dello Smith (i soli viaggiatori che percorsero le regioni a sud del Kaffa) si rileva che la bassa valle dell’Omo è un gran pantano malarico disabitato, e che tutto il paese compreso tra il 4° e il 6° grado di latitudine nord (quello richiesto per l’erigenda Prefettura) ha scarsissima popolazione, divisa in rari e piccoli raggruppamenti, per cui gli Abissini, dopo conquistato il Kaffa, non incontrarono più resistenza ad occupare tutto il restante paese a sud. Meno popolazione ancora trovò il Bottego attraversando, nel 1896, il paese che sta ad ovest del Kaffa. È vero che la carta dello Stato maggiore francese segna molti nomi tra il 4° e il 6° grado di latitudine, ma, com’è detto nell’opuscolo sul viaggio del Bulatovich, sono nomi di località più che di popolazioni. Sicché di tutta l’erigenda Prefettura due terzi sono quasi spopolati, e solo un terzo, cioè il Kaffa, ha popolazione abbastanza numerosa.

6°. Segue la via d’accesso dal Nilo. Un motivo speciale per cui si domanderebbe il Baro come confine nord della Prefettura, si è che questo fiume è navigabile fin presso a Gambela (vedere carta in tela), e che anzi vi è già un servizio regolare di battelli fluviali inglesi i quali staccandosi dal Nilo risalgono il Sobat-Baro fin sopra Itang poco discosto da Gambela. Fino a questo punto c’è sicurezza di trasporto sia di persone che di merci garantita dall’Inghilterra d’accordo con Menelik, risultandone così una via commerciale della quale i missionari della Consolata contano fin d’ora di profittare per entrar nella parte occidentale della nuova Prefettura, qualora l’accesso alla medesima incontrasse ostacoli per la via del Rodolfo e dell’Omo. Per questo motivo si insisterebbe perché la linea di confine della Prefettura verso nord non sia il confine tra i Ras Tesamma e Uold Ghiorghis (Vedere carta Rossetti) ma la sponda sinistra del fiume Baro-Sobat.

Ad ogni modo qualora si volesse porre i confini tra i dominii dei suddetti Ras, i missionari della Consolata si permettono supplicare perché almeno il residuo confine settentrionale sia il fiume Goggeb, e che non sia dimezzato il paese del Kaffa, come quello che si presterà a dimostrarli al pubblico come continuatori, almeno parziali, dell’apostolato del Card. Massaia, cosa che contribuirà immensamente ad assicurar loro i sussidii che sanno già di poter ottenere dai tanti ammiratori del Massaia esistenti in Piemonte.