Minuta autografa…, in AIMC

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Ill.mo Sig. Conte,Come già le avevo accennato quando ebbi il piacere e l’onore di una sua visita nel maggio 912 presentammo a Propaganda la domanda di una Prefettura Apostolica e questa ci venne recentemente assegnata nelle Provincie sud-ovest dell’Abissinia.

L’accluso schizzo copiato dalla carta politica dell’Etiopia (del Rossetti) Le indicherà i confini della nuova nostra Prefettura che sono – ad ovest il confine Anglo Etiopico – a nord i fiumi Baro e Goggeb e il parallelo della confluenza del Goggeb nell’Omo fino ai monti Arussi – ad est la linea del displuvio tra i fiumi interni e quelli che vanno all’Oceano indiano – a sud il 4° grado parallelo nord. In questa cartina sono indicati i capi abissini con le rispettive zone di lor dipendenza. Se pure queste e quelli non son variati dal 1907 in cui fu edita questa carta.

Trattandosi di entrare in queste regioni la nostra prima intenzione si è di venire da sud ove la strada carrozzabile dalle nostre missioni del Kenya arriva già a Marsabit, e donde in 10 giorni per la stessa via già in costruzione si arriva al confine anglo Abissino sul 4° grado. Questa è la via assolutamente da noi preferita perché dalle stesse nostre missioni ci resta facile rifornire le nuove stazioni. Potremmo però anche entrare da ovest pel Nilo, Sobat, Baro seguendo il percorso delle merci inglesi per arrivare a Gambela. Ma questa presenta molte difficoltà specialmente logistiche. Non parlo di entrare da Gibuti per Addis Abeba dove l’arrivo di missionari cattolici può forse essere malvisto ed ostacolato.

Si tratterebbe pertanto di sapere quali dei varii capi i cui territori si protendono verso il confine sud-ovest (la via da noi preferita) sembri favorevole od almeno non troppo ostile all’entrata di missionari italiani. Noi sappiamo che viaggiatori bianchi d’ogni nazionalità (come ultimamente lo svizzero Madandon) per cui al passaggio fra quelle regioni non sembra da temersi grave ostacolo, ma la questione è di stabilirvici. Quanto alle località ove preferiremmo [stabilirci] sarebbero i domini di Uold Ghiorghis od almeno su quelli del fitaurari Apte Ghiorghis presso il lago Regina Margherita.

Pertanto noi siamo persuasi che Vossignoria potrà non solo trovarci qualche capo non ostile, ma fors’anco favorevole e pensiamo che forse un mezzo per ciò ottenere sia di far loro presente che i nostri missionari, come già fecero nel Kenya, potrebbero favorire costì le industrie più adatte al paese e l’agricoltura, avendo noi dei coadiutori secolari specialisti falegnami, meccanici, mugnai, agricoltori che apprenderebbero queste professioni agli indigeni creandovi benessere e fonti di guadagni. In particolare trovando materiale e sito adatto potrebbero come già fecero nel Kenya procurarsi salti d’acqua per segherie, mulino etc. e fabbricare case trasportabili come quelle di cui le accludo fotografia (un tipo di cui ne abbiamo già una ventina) fatte nella segheria e poi erette a parecchie giornate di distanza. E come pur si fece al Kenya potremmo impiantarvi le macchine per la lavorazione del caffè etc.

Del resto V. S. saprà meglio di noi quali considerazioni presentare a cotesti capi per ingraziarceli col miraggio di qualche lor vantaggio materiale, non foss’altro che colle esazioni dei tributi che esigerebbero per quanto si potrà produrre sul luogo.

Voglia scusare la libertà che mi prendo, animato dalle cortesi assicurazioni fattemi quando V.

S. fu qui da noi, e se la risposta a questa mia non tardasse tanto mi farà un doppio favore…