Originale autografo…, in ASCEP

Torino 5 marzo 1913

Eminenza,

In merito alle informazioni richiesteci ho l’onore di confermarle che S. E. Mons.

Perlo ha fatto, non alcune compere, ma una sola, d’un appezzamento di terreno pel valore di 1250 sterline, e questa non per sé, né coi fondi dell’Istituto o delle missioni, ma per incarico di due italiani che progettano di iniziare colà delle piantagioni di caffè. Tale acquisto fu fatto in quella parte di Kikuiu che dipende dal Vic. Ap. Mons. Allgeier, perché soltanto in questa zona il Governo inglese vende terreni; laddove nel Kikuiu del nostro Vicariato è proibita qualunque vendita di terre ai bianchi, essendo dichiarata Riserva indigena. In questa riserva i soli terreni posseduti da bianchi sono quelli delle Missioni e la nostra Fattoria agricola, perché comprata da Mons. Perlo due anni prima che fosse emanata la legge della Riserva.

Che in quell’appezzamento suddetto acquistato da Monsignore i proprietari intendano trasportarvi coloni italiani, o che la coltivino coll’opera dei soli indigeni, è cosa che non hanno ancor decisa.

Queste compere sono occasionate dal fatto che per le esperienze dei PP. dello Spirito Santo, della nostra Fattoria e di pochi altri, essendo risultato che il Kikuiu è molto adatto a coltivarvi il caffè, se ne fece un gran dire sui giornali, specialmente inglesi e francesi, di qui la grande ricerca ora di quei terreni da acquisitori di ogni nazionalità. Le stesse Suore dei Padri Bianchi comprarono in quei dintorni – nel Vicariato di Mons. Allgeyer – un estesissimo appezzamento, che io stesso vidi; ed ora in numero di 30, e coll’opera degli indigeni, si son date a coltivarvi il caffè, richiedendone i piantini alla nostra Fattoria agricola. E ieri stesso Mons. Perlo mi scrisse che i Padri dello Spirito Santo sono presso a conchiudere – pel valore di 40.000 sterline (£. it. 1 milione) – la compera di un terreno già in piena coltivazione di caffè, e ciò, si dice, per impiegarvi i fondi della lor Congregazione non più sicuri in Francia. Fra i compratori in quelle parti vi sono anche italiani, e tra questi una potente Società di Bologna, che vi mandò e mantiene sul posto un agente, il quale volendo informazioni sicure ricorse anzitutto a Mons. Perlo: informazioni che questi non poté rifiutare, tanto più che trattavasi di una brava famiglia cattolica. Mi permetta aggiungerle che non sappiamo perché di queste cose siasi tanto allarmato S. E.

Mons. Le Roy da scriverci, or sono 2 mesi, che le compere di Mons. Perlo miravano a portare italiani in quelle località, per poi chiederne alla S. Propaganda l’aggregazione al nostro Vicariato del Kenya; e soggiungeva che frattanto Mons. Allgeyer non avrebbe dato giurisdizione a veruno dei nostri missionari qualora fossero richiesti per soccorsi religiosi dai coloni italiani.

Naturalmente rispondemmo che eravamo ben lungi dal fantasticare tali progetti…

Ecco quanto posso riferire in proposito delle informazioni dimandate da V. Eminenza, e frattanto m’è grata l’occasione per umiliarle, in unione al C.co Allamano, i nostri sensi di perfetta osservanza e riverente devozione mentre prostrati al bacio della S. Porpora imploriamo la Sua Santa Benedizione – Di Vostra Eminenza Umil.mo Obbed.mo Ossequent.mo servo

Can.co G. Camisassa