Originale autografo…, in ASMC

Torino 22 Dicembre 1913

Carissima nel Signore,

Non sono ancor 2 mesi dacché siete partite e mi par già tanto tempo! Ed a farmi parer l’assenza sì lunga concorse anche il fatto che da quasi un mese non abbiamo più vostre lettere. Ad Aden non le avete impostate con francobollo inglese da 0,25 ma solo coll’italiano da 0,15; perciò il “Catania” portò seco tranquillamente le vostre lettere da Aden a Mb.sa riportandole poi in Italia, cosicché solo ieri le ricevemmo qui. Pazienza. Fu una privazione ben penosa… Per tua norma adunque ricevemmo le tue lettere da Livorno, Napoli, Catania, Port Said, Suez, Massaua, Aden, Mombasa. E dagli accenni reciprochi di esse mi par che nessuna siasi perduta.

Ti dico questo perché, come fo con Monsignore, d’or innanzi ti dirò sempre nello scriverti, le tue lettere precedenti pervenutemi, e così dovrai tu pure fare per le mie… indicando il N.° progressivo posto in capo alla lettera e la sua data. Ed a te pure raccomando di segnar con N.° progressivo tutte le tue lettere a me, come a Padre. È l’intesa e la pratica che abbiam con

Monsignore. Questa numerazione poi ricomincia ogni anno…finché sarò vivo…

Ora vorrei rispondere partitamente al contenuto delle tue lettere, ma il rileggerle su quella carta strasottile mi è tal fatica che vi rinunzio. (E a questo proposito ti prego non usar mai più tale carta, o, se la userai, scriverai sopra una sola facciata). Ti dirò dunque soltanto che esse ci hanno grandemente consolati: primieramente per le buone notizie del viaggio, in cui temevo doveste aver un mare assai peggiore, mentre fu eccezionalmente buono… come nel mio viaggio.

Sopratutto poi pel costante buon spirito e buon umore di cui vi vedemmo sempre così animate. È stata una doppia grazia della Consolata, che avevam tanto pregato, e che ci è pegno di grazie ben più preziose e numerose che vi farà ora sul campo del lavoro apostolico. Le buone vostre sorelle di qui, alle quali leggerem qualche tratto delle tue lettere, ne erano estasiate…e non parea lor vero che un viaggio che lor presentava tante incognite, si andasse effettuando così lietamente e felicemente… Dunque riuniamoci nuovamente nel render grazie alla nostra Celeste Madre, e raddoppiamo la fiducia in Lei che se qui in Italia fa delle grazie, nelle Sue Missioni fa dei miracoli come scrive sempre Monsignore.

E voi sarete i felici oggetti e strumenti di questi miracoli… procurate solo di meritarveli, continuando in quello spirito di fervore e di ubbidienza di cui foste finora animate.

Per tua tranquillità ti dirò che hai fatto bene nel deporre momentaneamente il velo ed usar la sola cuffia durante quelle giornate di vento così eccessivo.

Pel canto poi non ricordavi forse più che t’avevo detto d’astenervene nella prima parte del viaggio, in cui presumevo ci fossero molti sul piroscafo: ma che quando questi fossero ridotti a pochi, potevate farlo tenendovi però appartate – cioè non dar saggio di canto davanti a secolari – ; e ho visto che vi siete appunto tenute appartate in tal occasione. Del resto è un fatto che – almeno a noi Italiani – fare un po’ di canto dia la vita…ed è per questo che è pratica costì di cantar qualche strofa ogni volta prima d’uscir di chiesa… prescrizione molto opportuna di Monsignore. Le Suore del Cottolengo solevano anche cantar fuori chiesa in gruppo coi missionari e coadiutori: io preferisco non lo facciate che in qualche rarissima gran festa. Del resto fuori chiesa cantate anche, ma in gruppo di voi sole.

Dalle tue lettere, come da quelle dei vostri compagni di viaggio parmi rilevare che il vostro contegno fu di edificazione a tutti i passeggieri… anche il buon umore dovette far loro buon effetto riflettendo che era prova della vostra generosità nel dar addio a tutto ed a tutti di qui… e ne ringrazio il Signore. Temevo assai che v’assalissero sovente le ore tristi… invece tu vi fai solo una volta accenno… e penso sia stato così di tutte in generale… Bisognerà far di tutto perché questi momenti ed anche giornate nere siano brevi il più possibile, e rare… ma sopratutto adoperarsi con energia nello scacciarle da te e da tutte le altre. Io so che queste prove sono inevitabili e le avrete tutte; ma, ripeto, fa di scuoterti presto e scuoter le altre… una visita, sia pur di pochi minuti, a Gesù nelle capanne-cappelle… un rifletter al suo annientamento nel voler star sempre là ad aspettarvi, in quelle capanne peggiori della spelonca di Betlemme… e vedrai che scosse si provano subito;oh come nostre grandi prove ci appaiono piccole! Non le dimenticherò mai più le impressioni profonde e soavi che provavo pregando in quelle catapecchie, fra tanta povertà e miseria d’ambiente. E son certo che tu pure le sentirai queste impressioni… da cui par di rinascere a nuova vita, con rinnovellata energia da crederci capaci d’andar incontro alla morte.

Ma ecco che la carta mi va mancando ed io non voglio chiudere senza una parola d’augurio per le care prossime feste… Esso arriverà in ritardo, ma sempre in tempo da esser sentito e gustato tra persone che santamente sono unite nell’unico ideale di salvare queste povere anime.

Estendendilo a tutte le care sorelle in un coi più cordiali saluti dal tuo aff.mo in G. e M. – C. G. CamisassaP.S.Attendo poi notizie sul come ve la siete cavata alla dogana di Mbsa… sul treno etc. etc.