Originale autografo…, in ASMC
Torino 17 Maggio 1914 N 5
Carissima Suor Margherita, Ricevetti la tua N 3 del 28/3 – 914 e ti lascio pensare con quanta mia soddisfazione. Almeno stavolta hai cominciato a scriverci come desideriamo – Dico scriverci – perché quanto scrivi al Sig. Rettore s’intende anche a me, ché le tue lettere leggiamo sempre entrambi; a meno naturalmente che tu scriva cose intime, nel qual caso puoi ben pensare che il Sig. Rett. li tien per sé, e mi dice solo quel tanto delle tue lettere che ci interessa amendue. Ciò sia per tua norma, ad evitarti la fatica di ripetizioni. Il vostro viaggetto da Lm. a Ny. fu davvero una festa, con tante e sì cordiali accoglienze! Deo gratias; e meglio così, perché si vede che han capito che non siete venute a soppiantarle e che ve la passerete come buone sorelle e sante religiose. Peccato soltanto che il veder e raccoglier ovunque tanti fiori, anche spirituali, ha forse ingenerato ad alcuna delle illusioni sulla vera vita missionaria; per cui ora pare sentano il peso dei lavori, massime lavori umili e materiali – Eppure voi non dovete aver di mira che la vostra Santificazione e il frutto generale di conversioni.
Ora quella progredisce ancor più nei lavori umili; e nella casa di Dio tutte le mansioni sono alte e sublimi, per rispetto a Colui che si degna ammettervi alla grande opera missionaria. In Vaticano c’è anche Monsignor Scopatore, e si reputa molto onorato di tale ufficio… ambito da molti. Che cosa è il Vaticano, rispetto alla grande Vigna del Signore cioè al gran campo dell’apo-stolato? Qualunque lavoro di questa vigna concorrerà alla vostra santificazione, sia di apostolato diretto, sia di aiuto a chi fa dell’apostolato; e il frutto di conversioni spesso non è tanto opera dell’apostolo, quanto di altri che vi concorsero in modo che si saprà solo il dì del giudizio.
In sostanza le conversioni dipendono sempre dall’impulso della grazia divina, a meritar la quale non si sa mai chi più vi ha concorso; spesso sarà una preghiera fatta a Torino, oppure il sacrificio di qualche fervorosa postulante di Casa Madre… o la fatica paziente e perseverante di qualche missionaria addetta alla cura degli animali… o ad altri lavori ancor più umili. In guerra tutti concorrono alla vittoria sia chi maneggia le armi, sia chi guida i cariaggi [!] di rifornimento, e se questo 2° ufficio nessuno volesse farlo, sarebbe possibile al guerriero di combattere, ove gli manchi poi il nutrimento o le munizioni?
Basta, non vado più avanti su questo punto, ma persuadetevi bene che siete tutte missionarie eguali, tanto quelle del Masari, quanto quelle di Monungaine; e chi sa che voi del Masari non guadagniate una corona ancor più bella che quelle in Paradiso. Queste raccomandazioni non sono tanto per te, che vedo contentissima del tuo scettro sul regno bovino e di quant’altro ti tocca fare, ma per quelle altre che fanno un po’ il broncio per esser addette a questi lavori: ripeti loro quello che vi dicevo qui tante volte, e cioè che la prima missione, per importanza e per frutti, è la Fattoria. La sua influenza – se essa sarà ben ordinata secondo le viste di Monsignore – è straordinaria sugli animi dei neri, i quali dai risultati che ottenete lì nelle coltivazioni e in tutto il campo materiale, si persuadono che voi dite la verità anche quando parlate di cose spirituali; le stesse ricchezze, che essi credono di vedere in tutta quest’opera, li attirano nel cercar d’imitarvi, ossia alla civiltà, e questa è il miglior coefficiente per farli poi religiosi… ma sopratutto religiosi costanti nelle dottrine e nei precetti da voi imparati. Giacché se rimanessero selvaggi, la lor conversione non sarebbe duratura… lo sarà solo se s’avan-zano alla civiltà.Passando a rispondere alla tua lettera ti dirò che ho già disposto, per passare le coperte bianche di qui dall’una all’altra postulante… ed a voi manderò poi roba da farvene altre di colore.
Farò bagnare più volte la tela delle vesti per le partenti… che spero possano andarvi a raggiungere quest’autunno ossia quest’inverno. Così terrò conto delle altre avvertenze per la forma degli abiti, ampleur etc. etc.
Senza rispondere alle varie tue osservazioni, dico solo che terrò conto di tutte, e ti esorto anzi a continuar a farmele liberamente… ché tutti non vogliamo altro che il bene – Sono contento del tuo modo di scrivermi… dimmi pure tutto liberamente… e aggiungi anche qualche parola sull’andamento delle coltivazioni e lavori della fattoria, perché io sovente almanacco di qui ciò che si fa ora… o dopo… costì.Pregoti rimandarmi quelle norme che ti scrissi pel viaggio di mare, perché nell’Istituto non trovano più l’originale da me scritto – altro niente per ora. Stammi bene, saluta tutte le consorelle e credimi sempre
Tuo aff. mo in G. e M. – C. G. Camisassa
