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Torino 3 Ottobre 1914 N 7

(34° anniversario della venuta di Padre e mia alla Consolata)

Mia buona Suor Margherita,Guarda bene l’incisione posta qui in capo, perché se tornassi a Torino anche solo fra 2 mesi non la vedrai più quella cappelletta e Casa – fu venduta e sarà demolita. Ora le Consolatine son tutte all’Istituto. La grazia che ci stava tanto a cuore era la vendita delle 2 palazzine. Ora è ottenuta e ci appare tanto più una grazia in quanto si stipulò il contratto prima dello scoppio della guerra… Al presente non si venderebbero più neppure a darle a metà prezzo… Ringraziate il Signore – + Ora veniamo a noi – Son già due le lettere tue cui debbo risposta: il N 7 e l’8. Vorrei rispondere a tutte le tante cose che mi scrivesti in quelle, ma per ciò fare mi toccherebbe rileggerle… ciò che non ho tempo di far in questo momento – Però ricordo che non vi son cose su cui sia urgente rispondere… (poiché queste le segno in margine) perciò a quelle per una altra volta. Ricordo solo che chiedevi se hai da far passar la tua posta a Monsignore, quand’è lontano dalla Farm. E rispondo di no. Scrivi allora tu stessa ed impostala direttamente al forte. E riguardo alle lettere che giungono costì al tuo indirizzo, avverti chi va a prenderle alla posta che te le consegni direttamente e subito (in assenza di Monsignore), e non le facciano girare pel Kikuiu in cerca di lui. Riguardo al corredo delle future partenti ho ancora tempo a rispondere alle norme delle tue lettere, come pure alla Distinta di esso che desti a Monsignore (e che da lui fu pochissimo ritoccata: e della quale – così ritoccata – ti manderò copia) non preme che ti parli, perché la partenza delle suore fu rimandata alla primavera 915… Quindi c’è tempo a parlarne. + Ti ringrazio delle notizie (sgraziatamente ancor scarse) che mi dai sul-l’andamento materiale della Fattoria. + Tu t’immagini che altri me ne scriva, ma nessuno lo faceva (all’infuori di Sr. Scolastica, ora lontana dalla Farm) ed io stava anni ed anni senza saperne nulla. Adesso poi che la conosco palmo per palmo, e che vi ci vado sì spesso col pensiero, provo una vera pena di non sentirmi dire come vanno le cose: lavori, coltivazioni riuscite o fallite, bestiame, frequenza di lavoratori… insomma quanto si fa nei campi e in casa…

Quindi ti ripeto che mi fai un vero piacere a scrivermene ampiamente e minutamente e sovente.

Così avrò l’illusione d’esser costì con voi. + Suor Filomena colla solita smania delle partenti (che è di raccogliere e portar via tutto che vien loro in testa possa lor servire in Africa) si portò via tutti i registri delle pietanze che si davano nell’Istituto sicché ora non sappiam mai ciò che si faceva negli anni addietro. Deve aver portato via persino quelli scritti da Sr. Carmela (delle Suore Gaetanine), che esistevano in cucina e non si trovano più. Passa in rivista tutto quel che ha preso, e rimandaci un po’ presto quei quaderni. + Il Sig. Rettore vorrebbe pure rispondere alla tua lettera del 4 agosto a lui diretta, ma non avendo tempo m’incarica di dirti soltanto queste cose –    Primieramente l’eccezionale buon stato di tua salute ci consola grandemente, parendoci un segno di special protezione del Signore, il quale ti conserva così appunto perché il male non t’abbatta – col che ti sarebbe molto difficile conservar quella padronanza di te nel corregger le altre. Dunque ringraziamone il Signore e continua nel metodo di correzioni che hai tenuto finora, tal quale ci hai descritto – proporzionato alla capacità di ciascuna ed anche con riguardo alle debolezze morali provenienti da mali fisici. Tener però fermo il più possibile nell’esigere che si nutriscano quelle che vanno deperendo pei diversi malanni. + In secondo luogo tu chiedi se puoi chieder consiglio al confessore nei casi che non sai decidere sul modo di direzione e correzione delle sorelle. Il Sig. Rettore risponde di no. Al confessore dirai le mancanze tue personali, ma egli non deve entrare nel dirigerti quanto all’andamento della casa, difetti delle sorelle, loro correzione etc. etc. Per tutte queste cose ricorri a Monsignore quando c’è, e per lettera se è lontano… ed in casi d’urgenza preséntati a Gesù nel tabernacolo e chiedi a lui direzione e lumi che certamente ti darà in cose d’un ufficio che hai accettato e compisci per ubbidienza. E anche solo a Gesù chiederai che ti faccia conoscere gli sbagli che puoi fare nella direzione delle sorelle e in tutte le mansioni del tuo impiego. Egli non mancherà d’illuminarti. Hai poi anche il mezzo di scriverci esponendo le cose con quella semplicità che hai dimostrato finora, e che ci fa tanto piacere, e qualche norma in risposta potremo pure dartela. + Quanto alle suore che chiesero di scrivere al loro confessore d’Italia puoi permettere lo facciano avvicinandosi il S. Natale: sarà una lettera più d’au-gurio che di consiglio, perché neppur dall’antico confessore esse devono ricevere direzione per la condotta esterna, sebbene da te e dagli altri Superiori. Quindi scrivano solo a Natale e poi non più senza un nuovo permesso. + Mi dimenticavo ringraziarti del mio nome imposto a quella antica lavorante della Fattoria… così avrò un intercessore di più in Paradiso. La salute di Padre e mia, grazie a Dio, è ottima; anche in Casa madre si gode in generale buona salute, come ti scriverà Suor Maria d. A. Le postulanti van crescendo di numero, malgrado che noi diveniamo sempre più rigorosi nell’ac-cettarle, scartando senza remissione quelle che lasciano un dubbio di non essere robuste od sufficientemente svegliate di mente, o di carattere molle e poco attivo: sono i tre criteri principali in base ai quali si rimandarono già a casa non solo postulanti ma anche parecchie novizie. Ancor una cosa vuol che ti dica il Sig. Rettore. Parmi tu abbia fatto un accenno che Sr. Caterina vorrebbe tornare in Italia. Bisogna che tu resista di regola a questa idea… le suore debbono esser pronte a morire sul campo di battaglia… chi vuol tornare per salute, se nel quinquennio, dovrà rassegnarsi a non più entrar in Casa madre, ma dovrà ritornare in famiglia… È appunto anche per questa prova di resistenza di salute e di stabilità di carattere che si fa il quinquennio di prova. E ciò valga pure per Sr. Filomena, Cristina, Carolina etc. Certo che se la malattia fosse inguaribile costì, e andasse molto per le lunghe e desse molti disturbi alla casa, Monsig. potrà decidere di rimpatriare tale soggetto, ma sempre a condizione che uscirà poi dall’Istituto, che restituirà la dote etc. etc. giacché al fin del quinquennio com’è libera di vincolarsi o no in perpetuo la suora, così è libero il Superiore d’ammetterla o no ai voti perpetui.

Ultima cosa che ti dico a nome del Sig. Rett. e mio s’è da continuar a scriverci a lungo e minutamente sullo stato morale e fisico di tutte costì: è per noi uno studio… ed una rivelazione, e fu appunto in base a queste relazioni, che non accettammo o congedammo qui alcuni soggetti.

Ed ora un saluto ed una benedizione di tutto cuore a te ed a tutte le care sorelle, con tanti incoraggiamenti dal Sig. Rettore e dal tuo aff.mo in G. e M. – C. G. Camisassa