Originale autografo…, in AIMC

Lanzo Torinese 18/8 – 1916

Preg.mo Sig. Bellani,

La sua pregiata lettera mi pervenne con molto ritardo perché giunta a Torino mentre io ne ero – e sono tuttora – assente per un po’ di campagna. Ella, e tutta la famiglia, hanno certo ragione di desiderare una visita del deg.mo fratello, P. Angelo; tanto più dopo che gli avevam lasciato sperare un ritorno dopo 5 anni. Questa disposizione era motivata allora dalla credenza che andassero in paese malsano e perciò abbisognassero di periodiche ferie in patria per rimettersi in salute. Fortunatamente il paese è sanissimo – e l’esperimentai io stesso passando colà un anno e mezzo senza un solo giorno di malessere – ; per conseguenza si cominciò subito a passar sopra alla regola di più o men frequenti ritorni, ed ora ve n’è là qualcuno da 12 anni, senza esser mai tornato. Non è però questa la vera ragione per cui P. Angelo non è ancor venuto in Italia. So che egli non volle mai dirvelo il vero motivo, ed anche a me avea fatto insistente preghiera di non dirlo, allorché essendo in Africa gli offrii di far una corsa in Italia, cosa che egli non accettò.

Ora però che V. S. ci fa quasi una colpa di non lasciarlo venire, bisogna che le dica la cosa, pregando tuttavia di non manifestarla alla madre che ne sarebbe troppo addolorata. Eccole dunque ciò che è successo. Nel 3° anno che P. Angelo era in Africa trovandosi a sorvegliare il molino dei cereali che avevam impiantato alla Fattoria di Nyeri per aver la farina con cui farci il pane, nel passare accanto all’albero della ruota motrice s’accostò troppo col piede al medesimo, per cui l’estremità dei pantaloni fu afferrata dall’a-lbero e prese ad avvolgersi attorno al medesimo, torcendo anche il piede del povero Padre. Si fermò all’istante la ruota motrice, ma il piede n’era già così malconcio che pareva staccato dalla gamba. Gli si prestarono sul luogo le prime cure dai missionari e suore, mentre si fe’ venire d’urgenza a cavallo da Fort Hall – distante 85 Kilometri da Nyeri – il medico inglese governativo. Egli approvò le prime cure prestate all’infermo, accomodò alla meglio il piede, ma essendogli proibito di assentarsi più di 2 giorni dal forte, richiese che il malato gli fosse portato alla missione nostra attigua al forte Hall.

Ciò si fece tosto, portando il P. in lettiga, e la cura fu lunga, ma la guarigione si ebbe quasi perfetta. Restava solo il piede un po’ convergente verso l’altro; convergenza che, al dir del Dottore, poteva aggravarsi in seguito, e per rimediar alla quale disse necessaria un’operazione chirurgica assicurandone la riuscita. A quest’operazione per quanto pregato dai nostri e dal medico il P. Angelo non volle assoggettarsi assolutamente, di che ne venne che la punta del piede andò sempre più inclinandosi e convergendo verso l’altro, tanto da prendere una posizione quasi trasversale. Il piede non gli dà ora gran dolore – fuori dei giorni in cui cambia il tempo – ma non sorregge da solo la persona, sicché il povero Padre è obbligato a camminar col bastone, zoppicando fortemente.

In questo stato egli non vorrebbe farsi vedere in patria, massime pel dolore che ne risentirebbe la madre…; e poi anche per la penosa impressione che farebbe in quanti lo conoscono… e perciò non chiede né desidera venire a casa. In missione però egli adempie tutte le opere di missionario; celebra le funzioni di chiesa, fa i catechismi in casa ed anche nei villaggi vicini e lontani ove si reca col mulo che cavalca comodamente.

Sono tutte cose che vidi io stesso essendo colà nel 1911 e 1912. È molto amato e rispettato dalla sua popolazione che conta 25 mila anime e la sua missione è una delle più istruite e ben avviata e numerose [sono le] conversioni.

Così stando le cose noi pensiamo di non insistere per farlo venire.

Voglia gradire i miei ossequii estendibili a tutta la famiglia.

Dev.mo C. G. Camisassa