Originale autografo…, in ASCEP
Torino, li 15 Marzo 1919
Reverendissimo Monsignore,
Il nostro neo-procuratore Padre Ferrero mi riferisce che nell’ultima visita fattale, Vossignoria gli disse che S. E. Mons. Le Roy pretende Limuru coi suoi terreni. Ecco finalmente palesato, dissi tra di me, il vero movente delle pretese di Mons. Neville su Limuru. Monsignor Perlo me ne aveva già preavvisato fin da quando, or son due anni, fu tirata fuori la questione di Limuru, perché, di voler farci questo tiro, i Padri dello Spirito Santo se n’erano perfin vantati con persone che lo riferirono a Monsignor Perlo. È dunque una vera spogliazione materiale a cui colla solita invadenza francese aspiravano a nostro danno.
A questo riguardo fo rilevare come trattasi nientemeno di un terreno di 640 acri: l’appezzamento stabilito allora – nel 1902 – per legge a favore di qualunque nuovo colono, al quale si cedeva per poche lire l’acre. Adesso però stante la vicinanza di questo alla ferrovia e la salubrità del luogo adatto per erigervi sanatorii e villeggiature, il valore di quell’appezzamento è aumentato enormemente, a segno che ci vennero già fatte delle offerte per dieci e fin venti volte superiori alla spesa d’acquisto. In sostanza sarebbe un totale di oltre mezzo milione che Monsignor Neville vorrebbe prenderci senza alcun diritto.
Dico senza alcun diritto; perché quell’acquisto fu fatto coi soli fondi privati del Can.co Allamano, nel 1902, cioè quando le nostre Missioni non ricevevano ancor nulla né da pubbliche sottoscrizioni di oblatori, né dalle Opere della Propagazione della Fede e S. Infanzia. Fu soltanto 4 anni dopo, cioè nel 1906 che la Propagazione della Fede ci assegnò il primo sussidio.
Era dunque un acquisto affatto privato del Can.co Allamano, e non è perciò giusto che egli ne sia spogliato adesso che di quei terreni è di tanto cresciuto il valore, e ciò perché il Governo inglese vuole acquistarli per fabbricarvi sanatorii e villeggiature ad uso degli Europei colà emigrati, i quali lavorando in località malsane vorrebbero in quel sito saluberrimo e fresco farvi le loro case di campagna.
Debbo però aggiungere che questa discussione è forse inutile perché le ultime lettere di Monsignor Perlo mi accennavano appunto a trattative per vendita di quei terreni al Governo: trattative che può darsi siano già concluse. A queste trattative di vendita si era venuti perché in questi 15 anni gli indigeni di Limuru furono gradatamente obbligati a ritirarsi a sud della ferrovia, mentre tutta la regione a nord della medesima – ove trovasi la Missione di Limuru – fu divisa in tanti appezzamenti da vendersi unicamente ai bianchi. Per questo motivo Monsignor Perlo aveva già progettato, parecchi anni addietro, di stabilire almeno una succursale della Missione a distanza di due ore a sud del sito attuale, affin di trovarsi nell’unico concentramento permesso colà agli indigeni, obbligati ora ad un lungo viaggio per venire alla Missione.
Debbo ancora notare che per Gatanga allorché fu riconosciuto dalla S. Propaganda di spettanza del Vicariato del Kenia, i Padri dello Spirito Santo nulla ci cedettero, ed i nostri, per la nuova Missione che vi impiantarono, dovettero acquistarsi nuovi terreni ed erigersi nuovi fabbricati.
Potrei aggiungere che non vedo il motivo di tanta avidità di Monsignor Neville sul nostro terreno di Limuru, mentre i soli terreni – esclusi i fabbricati – che egli possiede soltanto in Nairobi, hanno un valore di oltre 2 milioni presentemente, e proprio ancora adesso ne comprò un lotto per circa 40 mila franchi: Come dice il memoriale di Monsignor Perlo a S. E. Monsignor Biermans.
Voglia scusare l’insistenza presente per cosa che mi pare di stretta giustizia ed insieme di nessuna necessità per gli avversari.
Umiliandole con quelli del Sig. Can.co Allamano i miei rispettosi ossequii ho l’onore di professarmi
Di V. S. Rev.ma Obbl.mo Servitore
Can.co Giacomo Camisassa
Vice Superiore Gen.le
