Originale dattiloscritto…, in ASCEP

Torino 12 Marzo 1921

Eminenza Reverendissima,

L’Istituto della Consolata per le Missioni Estere venne iniziato in Torino dai sottoscritti nel 1900 coll’approvazione dell’Episcopato delle Provincie ecclesiastiche di Torino e di Vercelli, e in particolare dell’ Em.mo Card. Richel-my, che il 21 gennaio 1901 si degnò approvare e commendare il primo regolamento di questa istituzione. Dopo una conveniente preparazione ebbe luogo nel maggio del 1902 la prima partenza di missionari diretti alle regioni del Kenia nell’Africa Orientale Inglese, ove furono ammessi dal Vicario Apostolico di Zanzibar per farvi, sotto la sua dipendenza, l’esperimento missionario quale esige la S. Propaganda da ogni nuova istituzione.

Nello stesso anno e nei successivi, l’Istituto poté effettuare parecchie partenze di Missionari ed anche Suore che lavorando concordi e volenterosi in quel campo apostolico, vi eressero in soli tre anni dieci stazioni di Missione; in vista di che la S. Propaganda nel 1905 staccò la Provincia civile del Kenia dal Vicariato del Zanguebar, erigendola in Missione indipendente e affidandola unicamente all’Istituto. Continuando i felici progressi di quelle Missioni e cresciuto ancora il numero delle Stazioni e di altre opere sussidiarie, la S. Propaganda si degnava, nell’Ottobre del 1909, erigere in Vicariato Apostolico la Provincia del Kenia, nominandone Vicario S. E. Monsignor Filippo Perlo.

Da quel momento sino ad oggi l’azione missionaria andò ognora sviluppandosi e consolidandosi in quel Vicariato, come risulta dalle relazioni annuali regolarmente presentate alla S. Propaganda da S. E. Monsignor Perlo. Le Stazioni dei Missione superano la ventina, e le opere diverse di apostolato ivi create finora sono: Un Orfanotrofio centrale che accoglie i bambini abbandonati a morire per barbare superstizioni; – Un Collegio per l’istruzione e l’educa-zione civile dei figli di Capi indigeni destinati dal Governo inglese alla successione paterna; – Due Collegi per aspiranti e per allievi catechisti; – Uno scolasticato per formarvi catechisti-maestri indigeni; – Due Seminari (piccolo e grande) con 70 allievi indigeni; – Una fattoria agricolapastorizia che provvede il vitto a tutte le stazioni di missione; ed è scuola efficacissima di lavoro, di civiltà e di religione per gli indigeni; – Due grandi laboratori per fabbricare case smontabili in legno e relativa mobilia che si trasportano e si montano nelle singole stazioni; – Una tipografia che stampa in lingua indigena libri scolastici, di religione, storia sacra, etc., occorrenti pel Vicariato; – Un monastero con una trentina di suore nere ausiliarie.

Sonvi inoltre più di cento scuole-cappelle tenute dai catechisti-maestri indigeni, erette nelle borgate che attorniano ciascuna Stazione di missione; più varii collegi e laboratori-scuole per accogliervi e ammaestrarvi nei lavori domestici ragazze indigene.

In vista di questa attività missionaria spiegata dai membri dell’Istituto nel Vicariato del Kenia, la S. Propaganda Fide erigeva nel 1913 la Prefettura Apostolica del Kaffa nell’Etiopia meridionale, affidandone l’evangelizzazione al medesimo Istituto. Tenaci opposizioni da parte del Governo Abissino, sobillato dal clero copto eretico, ostacolarono per sette anni l’ingresso dei nostri missionari nel Kaffa. Ma essi non si perdettero d’animo, e dopo lunghi, laboriosi e costosissimi tentativi, riuscirono finalmente ad ottenere nello scorso anno un Rescritto di tolleranza dal Governo Etiopico, in conseguenza di che 10 nostri missionari trovansi ora in quella Prefettura ove – oltre la Casa-procura in Addis Abeba – fondarono già 4 Stazioni nell’interno, mettendosi gradatamente in relazione coi 14.000 cattolici di colà – residui delle conversioni operate dal Massaia e successori.

Altro campo apostolico si va preparando ai missionari dell’Istituto nell’I-ringa (Africa orientale già tedesca) di cui si attende soltanto l’erezione in Vicariato, per mandarvi un buon numero di missionari e suore missionarie, ad occupare le Missioni da cui furono allontanati i Benedettini tedeschi.

All’attività spiegata dall’Istituto nelle suddette Missioni corrispose naturalmente lo sviluppo dell’Opera nella Casa-Madre di Torino. Questa ebbe sede nei primi anni in una palazzina di proprietà del Can.co Allamano, capace di contenervi 40 persone. Ma aumentato rapidamente il personale degli aspiranti missionari, si acquistò nella parte più salubre della città un terreno di 12.000 mq. Ed ivi si eresse un ampio fabbricato diviso in tre sezioni: una per i Collegiali delle scuole di ginnasio e coadiutori laici; l’altra per i chierici novizi; la terza per i seminaristi professi, che attendono agli studi filosofici e teologici.

Tale costruzione ultimata nel 1908, essendo stata condotta con criteri speciali perché vi avessero sede quei tre distinti reparti di personale, riuscì molto adatta per impartirvi l’istruzione, educazione e preparazione missionaria dei medesimi.

Le scuole erano dapprima fatte quasi esclusivamente da professori esterni: distinti ecclesiastici e laici che danno pure lezioni nel Seminario Metropolitano ed in altri Istituti educativi della città; ora però vanno gradatamente prendendone il posto i sacerdoti stessi più anziani dell’Istituto. L’insegnamento filosofico e teologico è secondo le dottrine di S. Tommaso e S. Alfonso.

Oltre a svariati laboratorii ove i coadiutori laici – ed in parte anche i chierici – apprendono ed esercitano arti e mestieri più necessari od utili nella vita di missione, si ha pure in Casa-Madre una tipografia per la stampa del Periodico missionario della Consolata, e di altri libri in diverse lingue quali sono richiesti per le missioni.

L’Istituto ha inoltre una casa di villeggiatura a Rivoli, distante 12 Km. da Torino, la quale è meta delle passeggiate settimanali che vi fanno, in giorni diversi, i componenti dei tre reparti di personale soprannominato.

Il personale mandato finora dall’Istituto nelle Missioni è di 160 individui; e cioè 54 sacerdoti, 23 coadiutori laici e 83 suore missionarie. Nella Casa-Madre di Torino sonvi presentemente 14 sacerdoti, 55 chierici e 29 studenti di ginnasio; in altra casa annessa sonvi inoltre 52 tra suore ed aspiranti missionarie.

L’Istituto non essendo riconosciuto in Italia come ente morale, nulla possiede in proprio nome collettivo, perciò la Casa-Madre suddetta fu intestata con un contratto di tontina ai due sottoscritti ed a S. E. Mons. Perlo. Tutti e tre però hanno già il testamento fatto e depositato presso un notaio di Torino, col quale costituiscono eredi altri sacerdoti dell’Istituto che non hanno eredi necessari.

Nel Vicariato del Kenia però i missionari più anziani si costituirono in Società, riconosciuta dalla legge inglese, al modo di altre associazioni profane o religiose, ed al nome di questa Società sono intestati gli acquisti dei terreni ove hanno sede le singole stazioni. Altrettanto si è fatto nella Prefettura del Kaffa, erigendo, colle formalità della legge abissina, una Società dei nostri missionari che va acquistando man mano in nome della medesima le stazioni di Missioni e le altre aziende che si vanno installando in quelle regioni. Per tal modo restano assicurati all’Istituto, come meglio si può ai tempi attuali, gli impianti di Missioni e di opere annesse.

Quanto ai mezzi finanziari pel mantenimento del personale della Casa-Madre e per tutte le spese delle Missioni, essi furono forniti dapprima col solo patrimonio privato dei sottoscritti. In seguito, aperta la sottoscrizione di offerte, a mezzo specialmente del Periodico della Consolata, queste vennero finora in modo che, aggiunte ai soccorsi annuali dati dalle Opere sussidiarie di Missioni (S. Propaganda Fide; Propagazione della Fede; S. Infanzia; Sodalizio di S. Pietro Claver; ecc.) ed aggiunto pure il concorso che i fondatori continuano a fornire col loro patrimonio privato, si poté finora far fronte alle spese indispensabili per la Casa-Madre e per le Missioni.

Queste diverse entrate erano tuttavia insufficienti allo sviluppo che si voleva, e si poté poi dare, alle Missioni del Kenia. Si procedette quindi a mettere in pratica le raccomandazioni fatteci dalla S. Propaganda, quando con lettera del 9 luglio 1907 (Protocollo N° 76810) scriveva al Padre Perlo: «Raccomando caldamente a V. S. di procurare di formare sul territorio stesso della Missione dei cespiti per provvedere al suo sostentamento». La stessa raccomandazione fu poi ripetuta da S. S. Pio X di V. m. a Mons. Perlo nell’udienza del 17 settembre 1909, nella quale gli inculcava di non «fidarsi dei soli sussidi della carità pubblica, ma di tentare, a seconda delle condizioni del paese in cui sorgevano le Missioni, delle coltivazioni e industrie che potessero procurargli qualche provento». E così, seguendo i nostri l’esempio dei PP. Bianchi dell’Uganda, iniziarono nel Kenia le coltivazioni che parevano più promettenti: di caffè e di cereali, a mezzo della mano d’opera retribuita degli indigeni, e sotto la direzione dei nostri coadiutori laici.

Per tal modo il Vicariato del Kenia poté procurarsi delle risorse non solo per le opere del Vicariato stesso, ma anche già inviare qualche sussidio alla incipiente Prefettura Ap.ca del Kaffa, la quale dal suo inizio ad oggi ci costò già più di 400.000 lire, senza che abbia finora potuto procurarsi alcuna risorsa locale. Malgrado queste così forti spese l’Istituto ed i sottoscritti non sono gravati da alcun debito.

Con tali disposizioni pare ai sottoscritti di avere provveduto nel miglior modo che era possibile, nello stato precario dei tempi presenti, alla stabilità dell’Istituto ed a far fronte alle spese necessarie al medesimo. Ed hanno ferma fiducia che come la Provvidenza non gli è mancata in questo primo ventennio della sua esistenza, così non gli mancherà in avvenire, se i suoi membri continueranno nel buon spirito che, grazie a Dio, si è conservato finora nella CasaMadre e nelle Missioni.

Avuto pertanto riguardo al passato e presente dell’Istituto e delle Missioni affidate al medesimo, i sottoscritti ritengono sia ormai conveniente per la stabilità dell’Opera di porgere domanda a Vostra Eminenza perché si degni:

1° di approvare definitivamente l’Istituto della Consolata per le Missioni Estere come

Congregazione dipendente dalla S. C. de Propaganda Fide;

2° di approvare egualmente in perpetuo le Costituzioni del medesimo, quali ora si permettono presentare a V. E. dopo averle coordinate alle disposizioni del Nuovo Codice di Diritto Canonico.

Queste Costituzioni sono sostanzialmente le stesse che furono approvate dall’Autorità Diocesana nel 21 gennaio 1901. Ampliate più tardi in conformità delle “Normae”, vennero presentate nel 1909 alla S. Congregazione dei Religiosi (da cui dipendeva allora l’Istituto) e dalla medesima riviste ed approvate – colla sola modificazione manoscritta nell’unito esemplare agli articoli 20 e 21 – con Rescritto del 17 dicembre 1909 (N° di Protoc. 4667/09), firmato poi il 30 dicembre 1909 ed accompagnato dal Decretum Laudis del 28 dicembre 1909 (N° di Protoc. 6265/09) a favore dell’Istituto.

Le Costituzioni approvate nel 1909 essendo troppo concise nella 2a parte riguardante il regime dell’Istituto, vennero ora completate in modo che col-l’esecuzione delle medesime sarà provveduto alla stabilità ed al buon andamento dell’Istituzione. Fiduciosi di benevola accoglienza i sottoscritti si prostrano al bacio della Sacra Porpora, invocando per sé e per tutti membri dell’Istituto la Sua Santa Benedizione.

Di Vostra Eminenza

Umilissimi, Obbedientissimi, Obbligatissimi