Proposta esplicita, sue varianti e conferma
(Schema per una riflessione)
1. Una convinzione fondamentale dell’Allamano: solo chi è santo può essere vero missionario. Univa i due termini “santità” e “missione” quasi fossero un binomio. Ecco alcune sue espressioni significative:
“Riserbandomi poco a poco di dirvi a voce o per scritto, tante altre cose, che vi ajutino a perfezionarvi, ed a prepararvi alla grand’opera dell’apostolato […]” (28 luglio 1901, ai membri della Consolatina) (Lettere, III, 106).
“[…] quanto la grazia che continuasse anzi crescesse in voi la volontà e l’impegno di santificare voi stessi, mentre zelate la conversione dei poveri infedeli” (6 Gennaio 1905, ai missionari in Kenya) (Lettere, IV, 277).
“Lavorate alla vostra santificazione ed alla conversione di cotesti miseri neri” (27 Novembre 1905,ai missionari in Kenya) (Lettere, IV, 473).
“Fra poco vi radunerete per i Santi Sp[irituali] Esercizi, ed io a voi presente in spirito, v’invito a studiare i mezzi più idonei alla vostra santificazione ed alla conversione di cotesto popolo” (24 Dic[embre] 1907, ai missionari del Kenya) (Lettere, IV, 769).
“Ne sia ringraziato il Signore, e la Sua grazia faccia sì che il frutto ricavatone sia duraturo a vostra santificazione ed a bene di cotesti poveri neri” (7 Settembre 1908, ai missionari del Kenya) (Lettere, V, 100).
“La maggior consolazione per lui [Mons. F. Perlo] sarà di rivedere tutti a loro posto, intenti alla propria santificazione e all’evangelizzazione di cotesto popolo” (8 Dic[embre] 1909, a don Tommaso Gays) (Lettere, V, 298).
“[…] prego dalla Consolata vero spirito di NSGC a propria santificazione ed a salute di cotesti poveretti” (22 Sett[embre] 1911, al Can. G. Camisassa) (Lettere, V, 707).
“Io prego ogni giorno il Signore perché tutti vivano costantemente quali degni missionarii, e lavorino prima alla propria santificazione, e poi alla conversione di costesti cari neri” (29 Giugno 1913, al P. A. Dal Canton) (Lettere, VI, 421-422).
“Nell’osservare questi ottanta quattro Sacerdoti, che attendono seriamente ai S. Esercizi e procurano di prendere forti risoluzione per la propria santificazione e pel bene delle anime da Dio loro affidate, penso quanto maggior impegno debbano avere i miei cari alunni missionari per santificarsi: essi che sono destinati quali apostoli non solamente ad una Parrocchia o Rettoria, ma ad una moltitudine di gente…” (a padre Umberto Costa, 11 Lu[glio] 1913) (Lettere, VI, 428).
“Anzitutto tenete sempre in cima ai vostri pensieri il fine per cui vi siete fatte Suore-Missionarie, ch’è unicamente di farvi sante e di salvare con voi tante anime” (1 Novembre 1913, alle prime Missionarie partenti per il Kenya) (Lettere, VI, 495).
“Coraggio a tutte nel Signore; colla mente ed il cuore intenti all’unico scopo di farvi sante e salvare il maggior numero di anime” (14 Dicembre 1916, a suor Margherita Demaria) (Lettere, VII, 493).
2. Graduatoria esplicita: tuttavia, l’Allamano ha espresso in modo chiaro il suo pensiero, dicendo esplicitamente che la santità precede per importanza l’azione missionaria. C’è un “prima” e un “poi” logici: prima santi, poi missionari. Prima l’essere, poi l’operare:
“Prima cosa farci santi, seconda cosa salvare i neri” (Conf. IMC, II, 540).
“Io prego ogni giorno il Signore perché tutti vivano costantemente quali degni missionarii, e lavorino prima alla propria santificazione, e poi alla conversione di cotesti cari neri” (29 Giu[gno] 1913, a padre Angelo Dal Canton) (Lettere, VI, 421-422).
“Primo: Siamo per farci santi in questa Casa: non per farci Missionari, ma per farci santi e poi Missionari” (Conf. IMC, I, 619).
“E’ questo il fine primario del nostro Istituto. Non siete qui venuti per…; ma per farvi santi; allora e solamente allora adempirete bene il secondo fine di…” (Conf. IMC, III, 258).
“Sempre coraggio in Domino, conservando e propagando il buon spirito fra i confratelli. Prima santi voi, poi bene ai neri: in tutto N S Gesù Cristo…” (26 dicembre 1920, a pasdre Giovanni Chiomio): Lettere, VIII, 731.
“Siete qui per farvi sante: Non dite: 'Io sono qui per farmi missionaria', no, prima santa e poi missionaria” (Conf. MC, III, 290; cf. anche 292).
3. Santità premessa necessaria: l’attività apostolica, secondo l’Allamano, esigeva la santità. L’essere presupposto dell’operare:
“[…] prima dobbiamo santificare noi… e fatti santi in poco tempo potremo compiere la nostra missione fra le genti e con gran frutto” (Conf. IMC, I, 27).
“Qualcuno crede che l’essere missionario consista tutto nel predicare, nel correre, battezzare, salvare anime: no, no! Questo è solo il fine secondario: santifichiamo prima noi e poi gli altri. Uno tanto più sarà santo, tante più anime salverà” (Conf. IMC, I, 249-250).
“Dobbiamo prima essere buoni e santi noi, dopo faremo buoni gli altri; altrimenti, non saremo buoni né per gli altri, né per noi” (Conf. IMC, I, 279).
“Soprattutto prosegui nel buono spirito, procurando di avanzarti ogni dì più nella perfezione, per mezzo della quale solamente potrai convertire le anime altrui” ([prima del 7 dicembre 1908, a don Giovanni Balbo) (Lettere, V, 149).
“E perché siete venuti? Tutti rispondete: per farmi Missionario: e se qualcuno avesse altro scopo, sbaglierebbe: l’aria qui è buona solo per quelli che vogliono farsi Missionari […]. Ma perciò bisogna farsi santi. Se no il Signore non si serve di regola per convertire che di quelli che sono santi: prima cosa adunque santificare noi stessi, se no andremo là e invece di convertire pervertiremo. Dunque farci santi” (Conf. IMC, II, 82).
“Non come dicono: Oh, tanto se salvo un’anima salvo la mia; Sì, ma prima bisogna essere santi: Se non saremo santi non saremo buoni né per noi, né per gli altri” (Conf. IMC, II, 127).
“[…] lo scopo particolare del nostro Istituto, che è la nostra santificazione; e questo non è mica nelle regole per mettere una parola!…No! prima di tutto la nostra santificazione e poi le missioni: La prima cosa che dobbiamo fare adunque è questa e se non facciamo questo…niente. Se uno vuol fare del bene agli altri senza essere santo egli stesso è impossibile. Nemo dat quod non habet” (Conf. IMC, II, 377; cf. anche 375, dove c’è il testo manoscritto).
“Teniamo a mente che il primo scopo è quello di farci santi noi. E’ inutile voler convertire gli altri, se non siamo santi noi” (Conf. IMC, III, 385).
“Se non si è santi…eh…non si fa niente!…Qui non ardet non incendit. Si fa ridere il demonio” (Conf. IMC, III, 480).
“Tutti dicono che siete venuti a farvi missionari; invece no: prima di tutto voi dovete dire: son venuto a farmi santo. Questo deve essere la cura principale vostra […] perché se non sarete santi, invece di convertire gli altri in missione vi pervertirete perfin voi” (Conf. IMC, III, 659).
“Fine primario dell’Istituto è la nostra santificazione, cui dobbiamo attendere anche pel fine secondario di salvare gli infedeli. Li dicono i nostri Missionari; <certe conversioni non si ottengono se non si è santi>. Non aspettate di esserlo in Africa” (Conf. IMC, III, 676).
“[…] e infine dal desiderio comune di formarne un corpo morale più perfetto per la santificazione nostra, maggiormente idoneo all’evangelizzazione e più confacente alla vita di missione” (31 maggio 1923, ai missionari) (Lettere, X, 305-306).
3. Varianti: talvolta, l’Allamano si esprime con delle varianti, che non modificano la convinzione di fondo, ma l’adattano alle situazioni del momento, specialmente in rapporto all’impegno di formazione e all’identità religiosa dei suoi missionari:
“Tante cose belle a Lei ed ai cari missionarii, dai quali null’altro bramo che santità e scienza” (18 agosto 1907, a Don Borio che si trova a S. Ignazio) (Lettere, IV, 728).
“[…] questa istituzione, che è tutta per formare santi e dotti missionari” (Conf. IMC, III, 626).
“Ripeti a tutte che Dio aiuta chi si fa coraggio: che la poca salute non è causa di mancanza di virtù; che bisogna cercare prima la santità che la sanità” (13 Giu[gno] 1914, a suor Margherita Demaria) ( Lettere, VI, 584).
“Tu intanto pensa di più alla tua santità” (10 Dicembre 1915, a suor Margherita Demaria) (Lettere, VII, 259).
“Qual è lo scopo del Missionario? Scopo unico: salvarsi e salvare” (Conf. MC, II, 379).
“[…] prima di tutto bisogna essere santi, e poi dopo anche dotti e attivi: ma prima santi. E guai a chi non pensa così…” (Conf. IMC, III, 552).
“Se volete essere poi missionari in regola bisogna prima che siate ottimi religiosi; prima di convertire gli altri, bisogna che siamo santi noi” (Conf. IMC, III, 342).
“Siete nell’Istituto per attendere a due formazioni: religiosa e missionaria. Sono tutte due per voi necessarie, ma è prima la religiosa, come dicono le Costituzioni parlando dei fini dell’Istituto: fine primario è la propria santificazione; e secondario, l’evangelizzazione degli infedeli. Prima bisogna formarsi buoni e santi religiosi; poscia missionari” (Conf. IMC, III, 436).
“Voglio dirvi una cosa riguardo ai S. Voti. Ditemi un po’: noi siamo prima missionari o religiosi? Prima religiosi. Va bene. Il primo fine del nostro Istituto è la propria santificazione. Ora, la nostra santificazione si ottiene per mezzo delle virtù religiose e dei santi voti. Se qualcuna di voi morisse senza andare in Africa non fa niente, purché sia stata una vera, una buona religiosa, purché abbia osservato bene i voti. Ecco il principale per voi. Dopo viene la salute degli infedeli, perché voi siete prima religiose e poi missionarie” (Conf. MC, III, 98).
4. Conferma: è interessante la spiegazione dell’Allamano circa il rapporto tra “numero” e “qualità”, con la quale conferma la sua convinzione di fondo, nonostante che lo sviluppo delle opere esiga un aumento di missionari:
“Voi dovreste essere 500 almeno. Voi mi avete detto che non guardo il numero ma la santità; ma più grosso è il numero dei santi e meglio è…” (Conf. MC, III, 349).
Il Capitolo del 1939, parlando della “Formazione religiosa del personale”, tra l’altro decise: «[…] che nella formazione si desse un’importanza somma a far comprendere che il fine dell’Istituto non è duplice, e cioè uno principale e uno secondario, ma che il fine chiamato primo nelle nostre Costituzioni si conseguisce [sic] esercitando verso Dio i doveri propri di ogni religioso e verso il prossimo l’opera dell’evangelizzazione degli infedeli» (B.U., N. I, 1039, p.10; è la relazione di P. G. Barlassina sulle decisioni del Capitolo che lo ha confermato Superiore Generale).
P. Tubaldo, riportando il testo, fa questo commento: «E ciò si può considerare un’interpretazione autentica del detto dell’Allamano: Prima santi e poi missionari, che si può tradurre come fece l’Allamano stesso, Santi per essere buoni missionari (IGINO TUBALDO, I primi cento anni dell’Istituto Missioni Consolata (1901-2002), vol I, Torino 2995, p. 153).
