Le mani del mio Santo mi parlano qui e ora. Sono sotto e sopra di me perché sono il mio sostegno e la mia benedizione. Sono davanti e dietro di me perché mi indicano la via e mi sospingono in modo che io possa essere pronto per la missione, come lui stesso mi vuole. Ancora oggi, dal cielo, partecipando nella felice relazione con la Trinità, si tende verso di me e mi offre le sue mani perché io partecipi di quella stessa relazione, di cui egli gode. Questa partecipazione ha un significato universale e missionario? Certamente, sì! Tutte le genti del mondo, in un modo o nell’altro, sono sollevate attraverso le mani del mio santo a quella felice relazione.  Ecco la tesi di questo articolo, che vuole raccontare “il legame tra me e le mani del mio santo”. Soprattutto cerca di dimostrare come sia continuo il suo totale donarsi e la sua dedizione incondizionata all’umanità.  Le sue mani semplici, raggiungibili e pronte, prima del 16 febbraio, lo sono ancora oggi, dopo un secolo. Alla fine dell’articolo ricorderò la responsabilità e l’attenzione missionaria, che mi aspetta per tutta la vita nella mia quotidianità, illustrandole con un piccolo esempio concreto.   

 Il mio fondatore, San Giuseppe Allamano, facendo onore al suo nome, ha delle mani, che sono pronte per aiutare, accarezzare, pregare, stringere il bastone per il viaggio nella missione con i missionari e le missionarie, e per abbracciare e consolare tutte le genti del mondo.  Queste mani del mio Santo erano pronte, fin dall’inizio del suo “Sì”, per rispondere alla chiamata del Signore. E queste mani, ormai da cento anni, sono le stesse che hanno superato le opinioni della società del suo tempo, i pensieri dei contemporanei, tanto nella politica, come nelle sfide ecclesiali, nelle difficoltà economiche e nelle varie filosofie del tempo.

L’atto di stendere le mani verso l’Africa è certamente costato un caro prezzo al mio Santo. Alla-mano, sempre pronto a dare, ha consegnato tutto alla missione, incluso la sua salute. Il prezzo ancora oggi viene pagato attraverso le figlie e i figli spirituali del Santo Alla-mano nei diversi continenti, dove annunciano il vangelo per la salvezza delle persone.   

Un secolo fa le mani del mio Santo erano stese verso altri cuori, colori, società, anime, credenze e popoli e li toccavano con il fuoco del vangelo. Queste stesse mani conducevano tutti verso il Santuario della Consolata e, grazie al Santo, li introducevano nel cuore di Dio. Nei luoghi in cui arrivavano quelle mani, attraverso le missionarie e i missionari, accadevano cose meravigliose nel modo più ordinario, cambiavano la storia di tante famiglie e guarivano le ferite di tanti Sorino.

E oggi, anche per me, avviene questo cambiamento meraviglioso in modo straordinario. Le sue mani mi sostengono ogni giorno, in ogni istante. Sono stese ancora dal cielo verso di me e verso tante persone. Facendo memoria del giorno della sua nascita al cielo, il 16 febbraio 1926, lo spirito della missionarietà soffia nel mio cuore, sento che lui, nei momenti di stanchezza, mi tiene per mano e mi fa vedere la strada per poter rivitalizzare oggi la comunità post-moderna e la società digitale, scristianizzata e secolare.

Mi dice che ancora oggi le sue mani sono la mia sicurezza nella missione. Come sono intervenute per salvare la vita di Sorino in Amazzonia, proteggono anche la mia vita qui e ora. Le sue due mani allungate verso la mia esistenza mi ricordano le due vie di cui ci ha parlato tante volte, cioè lo spirito Eucaristico e la spiritualità Mariana, che mi aiutano a vivere secondo il vangelo, contemplando e testimoniando Cristo nella mia vita quotidiana. 

Ecco, il mio Santo fondatore mi dice che lui è Alla-Mano, pronto a darmi le sue mani e a sostenermi in modo che io possa restare in piedi, possa guardare lontano, oltre le mie fatiche, le mie stanchezze, oltre il tempo, oltre le difficoltà della vita missionaria, oltre la realtà e i cambiamenti sfrenati di oggi. Così è stata la missione di Gesù, che, uscito dal Padre e venuto nel mondo, fino al suo ritorno nella gloria, è stato cosciente che il Padre era con Lui. Anche Alla-Mano, dopo un secolo, cammina con i suoi figli e figlie nelle missioni e accompagna, con la sua benedizione, il lavoro della consolazione. 

Qual è l’esito di questa realtà nella mia esistenza? Vivere la vita in pienezza, nel suo spirito. Lui mi dà il suo spirito e io mi lascio trasformare e interpellare da lui. In modo concreto, la mia libertà viene formata da una vita santa e dedicata alla missione. Mi lascio coinvolgere nella missione alle persone. Il dono che mi arriva attraverso le sue mani mi rende attento all’ascolto, a essere vicino alle persone, a coltivare lo spirito di sinodalità, a esser pronto a consolare, a collaborare con i giovani e con i laici missionari della Consolata.   

L’attenzione missionaria da parte mia è la continuità delle mani del Santo. Questo prolungamento delle sue mani fanno accadere i cambiamenti nuovi nella vita di chi mi ascolta, di chi mi parla, di chi mi raggiunge e condivide con me. Ecco, soprattutto la sua santità ha a che fare con tutta l’umanità in un modo o nell’altro, servendosi delle mie mani e delle mani di tante sorelle e fratelli, figlie e figli spirituali. Ad esempio, nella periferia di Torino, in barriera di Milano, le mani del Santo Allamano si servono dei missionari della Consolata nelle parrocchie di Maria Speranza Nostra, di Gesù operaio e del gruppo ecumenico.

In conclusione, lo spirito del fondatore continua a darci l’identità e sigilla l’impronta delle sue mani, non come dei missionari qualsiasi, ma come missionari della Consolata. Questa identità viene vissuta ogni giorno in diversi modi nella pastorale, soprattutto nell’avvicinarsi ai migranti. Il cuore di Allamano guardava lontano, fino all’Etiopia e le mani dei primi missionari si allargarono fino al Kenya. Adesso, nella logica della continuità della missione, anche noi, vicino al fiume Po, allarghiamo le nostre mani non più all’Etiopia o al Kenya, ma ai tanti migranti del mondo radunati nel nostro territorio, qui e ora. Anche noi servendoci delle nostre mani accarezziamo, solleviamo i deboli, manteniamo l’equilibrio secondo il vangelo, seguendo la scia dell’Alla-mano nella sequela di Cristo.