Originale autografo…, in AIMC

Fattoria 23 Maggio 1911

Caro D. Luigi,

Ti ho scritto solo 3 giorni [fa] ed ora tento profittar ancor dei vapori partenti fine mese per farti aver la presente, che è per dirti come, dopo riletta la tua del 4 aprile trovo che abbondi troppo in cliché pel N.° di luglio. Supposto che la Rivista della Duchessa (o con altro titolo che tu lo chiami) sia fatto grande da attraversar 2 pagine bisogna contentarsi di aggiungerne 2 altri; o tutt’al più 3, ma di questo qualcuno sia piccolo. Perché se si prende l’abitu-dine di abbondare così, bisognerà continuare in avvenire, e la spesa per questo dove va? Dunque io ritengo che i 3 cliché devono essere il normale, e 4 è quando uno o più di essi sono piccoli.

E la proprietà del periodico l’hai già chiesta? (s’intende a mio nome e tua firma come mandatario). Bisogna non ti dimentichi di chiederla non solo pel presente e per l’avvenire, ma anche per tutto il passato. Un lavoro che bisognerebbe dare presto alla Sig.na Comino è la storia di Mociri scritta da Gabriele. Questo scritto è una brodura… (il solo nome adatto) che va rifatta completamente. E per questo occorre che ella per prima cosa lo legga intieramente e cominci con parentesi a sopprimere le molte ripetizioni che vi s’incontrano. Poscia è necessario che lo scriva ex novo facendoselo tutto proprio, senza poi tenersi necessariamente legata al manoscritto di Gabriele. Solo così allora si potrà pubblicare: alla qual pubblicazione spero poter già presenziare io dopo il mio ritorno. Ma, ripeto, il lavoro di rifacimento va eseguito subito, perché sia condotto a termine prima di iniziarne la pubblicazione. Può darsi che la poca salute della Comino non le consenta di aggiungere questo nuovo lavoro agli altri che ha già da fare continuamente (cioè Mad. Varallo, Vita D. Caff., periodico, grazie lunghe e brevi, e articolo di fondo); massime che il Sig. Rettore ci tiene di spingerla a scrivere anche la Vita grande del Ven. Cafasso. Poi bisogna anche tener conto della sua nevrastenia, un male che le vieta spesso i lavori mentali; oltreché non conviene troppo spingerla per non logorarla. Perciò 1° nel darle lavori abbi discrezione e non spingerla troppo; 2° il rifacimento dello scritto su M. si farebbe meglio ordinarlo al Ch.o Sales a S. Ignazio, e colà dirigerlo bene acciò non si lasci trascinare dal far brodoso di quelle scritte.

Riguardo alla 1a macchina Amicarelli p. bucato (di cui mi dimenticai finora risponderti) io direi che se siete proprio soddisfatti di quella seconda, puoi chiedere al fabbricante a che prezzo ti metterebbe la prima aggiustata e garantita come la 2a. E se fa una riduzione del 30% circa, può accettarla per la Consolatina. Però c’è anche da pensare ad altra cosa. Quella 2a che avete ora vi basta all’Istituto? Intendo bastare non nel senso che possiate poi far tutto il bucato settimanale o mensile di essa, ma quel tanto di bucato che le Suore possono preparare la sera, e risciacquare nel mattino e far asciugare ecc. Perché non converrà neppure loro far bucati tanto grossi. Dunque studia la cosa in questo tempo e se l’attuale macchina non basta, la si passerà col, tempo alla Consolatina, comperandone, al mio ritorno, altra di altro sistema. Ed in tal caso non s’accetta, naturalmente la 1a d’Amicarelli.

Qui alla fattoria ci son dei posti ove il topinabò prospererebbe e sarebbe un bon prodotto pei maiali. Potresti procurarmi il seme da qualche venditore, od anche solo un certo N.° di tuberi da spedire subito a Mons. all’Italian Mission di Fort Niere a mezzo di una o più scatolette campione senza valore? Se mandi i tuberi mettili nella polvere di carbone o cenere asciutta = Termino col finir della carta – Affettuosi saluti a D. Costa e C.ia.

Tuo aff. zio C. G. Camisassa

2) Con quei tubi di ghisa manderai:

1° Due quintali di quel sale, lo stesso già spedito con me per purghe al bestiame; ma farai per esso una cassa adatta che ne resti completa, né conviene mettervi altra roba stante ché il sale per l’umidità si scioglie un po’ nel viaggio e guasterebbe ogni cosa.

2° Se ci son le zappe – o sampe – puoi far una cassa con esse o qualche altro oggetto di ferramenta lasciato costì da spedire quando noi partimmo; non ricordo però quali oggetti siano, e non son certo di premura, ché altrimenti li ricorderei. Quindi zappe e questi oggetti non premono.

Per tua norma d’or innanzi non van più di 50 miria in media (cioè da 40 a 60 e non oltre) ché quelle più pesanti dovette esser disfatte a Nairobi con infiniti disturbi. E di questo prenditi nota per l’avvenire.

Per la dogana il miglior sistema, anzi il necessario per l’avvenire è di prepararti delle quietanze girate dai provveditori di ogni oggetto all’incirca mandato in tale spedizione: e queste quietanze (ridotte di 1/3 circa nei prezzi per le cose non agricole) e lasciate intatte per gli oggetti agricoli – come i tubi ghisa per condotta di acqua da innaffiare ecc.

Queste note se possibile si spediscono con un bastimento partente prima di quello della merce; e se non si può si spediscano almeno con lo stesso piroscafo diretto al P. Procureur des Pères Blancs a Mombasa, con una letterina di accompagnamento dicendogli di sdoganare, e indicandogli gli oggetti agricoli, e non agricoli, e che poscia diriga subito la merce a Nairobi.

E qui finisco riguardo alla spedizione urgente.

Altra cosa che mi preme è questa. Abbiam fatto un pozzo verticale sul margine di una collina che ora è profondo m. 22 e c’è difficoltà a scender oltre. Con una galleria laterale (orizzontale) nella collina arriveremo a trovar il fondo del pozzo: ivi collocheremo una ruota motrice, e con un tubo lungo 22 metri l’acqua (circa 100 litri al m. sec.) dall’orifizio del pozzo scenderà sulla ruota motrice: un albero verticale venendo su dal fondo del pozzo fino all’orifizio superiore metterà in moto tutto il macchinario richiesto dalla fabbrica. Abbiam la ruota motrice di Ballari, ma questa mangia troppa acqua in proporzione del rendimento; poi essa esige un ingranaggio d’angolo accanto ad essa per azionare l’albero verticale.

Perciò sarebbe preferibile una turbina, che agisse con anche soli 50 litri p.m.s. sotto la pressione di 22 metri. Nuova costerà molto: ricordando che Ballari ne aveva una americana d’incanto, ti prego andar subito da lui a chiedergli se l’ha ancora, e se serve bene al caso, se ha anche la camera in cui gira, e quanto vuole per essa aggiustata in modo che il suo albero si innesti con un albero verticale di 25 metri. Dico 25 metri perché esso deve salire ancora 3 metri sul livello dell’orifizio del pozzo, per toccar le trasmissioni messe in aria. Questo ultimo potrà essere in ferro od anche in legno (avendo qui alberi dritti come candele e alti 30 metri); dunque egli deve all’albero della turbina unire un mozzo che lo colleghi poi coll’albero verticale in ferro o legno.

Proponigli primieramente un doppio problema[:]

1° con 50 litri d’acqua p.m.s. (abbiam un canale largo 0,80 m. cui colla pendenza dell’1 e ½ % corre l’acqua alta 40 cent. circa) e 22 metri di caduta che forza si otterrebbe colla turbina che egli ha, o potrebbe provvedere?

2° con 100 litri d’acqua (nelle pioggie – quando non si ha bisogno di bagnar il caffè) quanti cavalli darà la detta turbina?

3° L’albero verticale in ferro (pieno o vuoto) lungo 25 m. che dimensioni deve avere per resistere a quella torsione?

4° Se noi approfondissimo il pozzo fino a 30 metri che forza otterremmo nei 2 suddetti casi (1° e 2°)? (Per tua norma noi desideriamo avere da 20 a 30 cavalli).

5° Pel tubo che scende a 22 m. verticale noi contiamo per 8 o 10 metri usar i tubi ghisa che abbiam già qui; ma sono un po’ fragili: dopo essi – scendendo – ci occorrono tubi di ferro o meglio acciaio. Di quale spessore debbono essere? per resistere a quella pressione – I nostri tubi qui hanno il diametro interno di cent. 18 ed esterno di 19¼. Naturalmente quelli di acciaio s’innesterebbero coi nostri nell’interno od all’esterno, secondo che occorre metterli più grandi o più piccoli pel regolare andamento della turbina (ed anche questo puoi chiederlo a Ballari, come è meglio); noi li fermeremo con piombo fuso-compresso.

Puoi anche dirgli che abbiamo al presente una caduta di 9 metri, e l’acqua passa pei detti tubi di diam. interno di cm. 18, e questi ne son sempre pieni.

Dunque fatti premura di aver queste informazioni, e saper da Alberto Baër se ha tubi di ferro e di acciaio (e s’intende saldati per forte pressione) e di quali dimensioni e prezzi, e me ne scriverai subito.

Altra informazione di premura è questa. So che la fabbrica nuova di mattoni tra S. Rocchetto e Lucento fu ad un punto per far fallimento, causa la qualità del terreno-creta trovato non tanto adatto a far mattoni. Che poi risolse la difficoltà colla compressione dei mattoni fatta non so se nell’atto di fabbricarli, o un giorno o 2 dopo ecc. ecc. Bisognerebbe ti recassi colà e far di saper se la difficoltà era o la creta troppo grassa o troppo magra, oppure se le materie vegetali contenute nel terreno, o l’assenza di sabbia. Insomma saper la storia e i perché e come li risolsero.

Il motivo si è che da un mese sto qui nell’inazione forzato dalle pioggie – tentando far mattoni e tegole. La creta che abbiam qui sembra troppo forte e piena di residui vegetali – ed anche la sabbia che posso avere non è silicea ma sono residui, pare, vulcanici che si sciolgono come la cenere, poi pare abbian dei sali per cui la gente le scioglie nell’acqua che ha sapore di sale.

Insomma incontro serie difficoltà, perché nel cuocerli, i mattoni diventan friabili, stante ché le materie vegetali dei componenti restano consumate dal fuoco. Per avere schiarimenti in proposito ti spedisco 4 campioni terra A. B. creta e C. S. sabbia. Falli esaminare e veder se colla mistura di 2 o più di questi si arriva a far tegole non solubili dalla pioggia.

Questa carta mi fa disperare pur cambiando continuamente pennini, perciò taglio corto.

Queste informazioni sulle misture della terra puoi chiederle più che altro a qualche fornaciaio intelligente, ed anche più componenti delle varie terre, a qualche chimico.

Cerca se trovi un libro sul modo di far mattoni, e me lo manderai per posta. Hoepli ha edito un libro intitolato Laterizi, ma sembrami non contenesse dati pratici sul modo ordinario di far mattoni e terre adatte, si perde in descrizioni di macchine.

Puoi anche chiedere a Nigra se conosce chi abbia un bilanciere di ricambio; o meglio ancora la sola vite e suo scoglio; ché per l’armatura ce la faremmo noi. Sarebbe per fare i mattoni compressi quando risultasse che colle terre che ti spedisco (come campioni senza valore) ci va l’avancompressione, al modo delle fornaci di Lucento. Ma non comprare niente fino a dopo comunicata qui la decisione riguardo ai campioni terreno.

Bada che la sabbia S ha ancor residui vegetali e di humus: domanda se è absolute necessario lavar la sabbia e purgarnela completamente.

Se non mando subito la posta si chiude.

Stammi bene, salutami tanto D. Costa e tutti all’Istituto, e tue carissime sorelle e loro aiutanti nell’Ufficio periodico e indirizzi e nei negozi.

Tuo aff.mo C. G. Camisassa