Originale autografo…, in AIMC
Fattoria 9 Giugno 1911
Carissimo Luigi,
Indirizzo a te tutta questa posta perché prevedo che all’arrivo di essa il Sig. Rettore sarà forse a S: Ignazio: e ciò può causar ritardi nel consegnarti ciò che ti mando pel periodico di agosto, che credo il mese più adatto per pubblicar questo scritto del P. Bellani sulla Gara catechistica. A questa relazione – se troppo lunga per 1 N° del periodico si possono ancor fare abbreviazioni (oltre quelle che già io indicai da farsi con cancellature e croce e parentesi a matita – abbreviazioni che intendo sian fatte per tanti motivi); e le vostre abbreviazioni sarebbero preferibilmente da fare nelle prime 12 pagine. Poi la Sig.a Comino, o tu stesso o D. Costa vi facciano qualche correzione, ma leggerissima, perché P. Bellani facilmente si adombrerebbe. E così si può stampare, come dissi, probabilmente col N° d’agosto. Se per tal mese aveste già composta la materia, dirai a Celanza che la tenga in serbo ed abbia pazienza a fare in fretta la composizione di questa Gara – Pei cliché (non essendo riuscite le fotografie ad hoc prese da Monsignore) puoi metter qualsiasi soggetto di cose africane.
A questa gara però bisognerebbe far precedere un articolo un po’ lungo (scritto a nome della direzione – non mio – del periodico) descrivente sommariamente le accoglienze fattemi nelle varie Missioni. Queste accoglienze sono descritte nella mia lettera da Limuru del 16 marzo, e nell’altra di Niere del 16 aprile (più qualcosa nella brevissima del 22 marzo dal Seca). Qualcosa ne dissero pure varie lettere e di P. Rosso e d’altri mandate al Sig. Rettore. Da quelle mie due lettere (Limuru e Niere) la Comino farà un resumé delle accoglienze fattemi sia dai Padri, sia e specialmente dalle popolazioni coi rispettivi loro capi, traendone la conclusione che io scrissi in quella circolare di cui mandai copia al Sig. Rettore, che cioè non m’aspettavo che la parola di Dio si fosse così tanto diffusa su questa popolazione… e che c’è da ringraziarne veramente la Consolata.
In questo articolo di fondo la Comino non dovrà fare un diario del mio percorso, e delle accoglienze in ciascuna missione (come avevo fatto io in quelle lettere), ma fare una descrizione unica delle accoglienze fatte dapertutto, perché tutte furono pressappoco eguali – potrà indicare il mio percorso, secondo l’ordine descritto, ma non indicarne la durata…e in questo si stia ben attenti a non lasciar capire che fu così breve (fino al 2 aprile), per lasciar intendere che occorse assai più tempo… in modo che la gente pensi che durò un paio di mesi: perché se si dicesse che durò solo 15 giorni, si dà un’idea troppo ristretta del campo delle nostre missioni. E in questo, ripeto, sta tu ben attento, che non si accenni alcuna data da cui i lettori arguiscano la vera durata del mio viaggio.
Sul retro dell’ultima pagina del manoscritto sulla Gara troverai il computo delle pagine di stampa risultanti secondo che lo farai comporre in corpo 7 o in corpo 9 (le relazioni sulla Mad. di Varallo son sempre in corpo 9) cioè pagine 6½ nel 1° caso; e pagine 8 nel 2°. E a seconda dell’altra materia decidi tu il corpo da usare. Io ritengo che il corpo 9 possa andar bene; perché conto così: pag. 2½ l’articolo della Comino + pag. 8 la gara + pag. 2 i cliché = pag. 12½ il resto per Vita D. Caf. e grazie lunghe od anche solo le brevi, orari ecc. Pertanto appena ricevuta questa mia lettera, porta alla Comino il manoscritto Bellani acciò lo corregga – ma, nota bene, senza ricopiarlo facendo le correzioni che son pochissime, solo tra le linee dell’originale – poscia porta subito al Sig. Rettore queste lettere accluse, dove si troverà allora, e facendoti dare subito le mie 2 lettere del 14 marzo e 16 aprile, le porterai tosto alla Comino acciò ella possa fare l’articolo d’introduzione suddetto. Appena avuto da lei tutto (od anche solo in parte) il manoscritto corretto di Bellani ne farai trarre una copia da quei dell’Istituto o della Consolatina, per darla a Celanza: e per comodità dei compositori questa copia sia scritta sopra una sola facciata di tanti fogli volanti. Frattanto la Comino ha tempo a far quell’articolo di introduzione, che dovrebbe esser solo di 4, o 5 (al massimo) delle sue solite pagine grandi. Quest’articolo, se fatto solo di tale lunghezza, può comporsi in corpo 10 al solito; se fosse troppo lungo e non convenga abbreviarlo, puoi comporlo in corpo 9. Dunque eccoti tutto spiegato il da fare per questo N° d’agosto, dopo il quale si riprende la Madonna di Varallo.
Rileggi bene queste mie istruzioni, per eseguirle appuntino. Se la Comino fosse a quell’epoca in campagna, il miglior partito sarà che tu faccia una corsa a trovarla, ché così v’intendete subito e poi (se non è tanto lontana) invece di farti spedire per posta il suo lavoro (potendovi esser pericoli di ritardi) sarà pur meglio mandar uno a prenderlo.
Dopo questo che più mi premeva, veniamo al resto.
+ Ricevetti con quella del Sig. R. la tua lettera del 4 maggio. Mi dici di spedirti al Com. Longo la grammatica Kikuiu – hai badato se essa ha lo sbaglio che c’è nella mia ed in quella di Perrachon (e forse in altre), che cioè a metà circa della grammatica mancano alcuni quinterni di essa e in loro vece ci sono degli esercizi di lingua inglese delle scuole Berlitz. Come è andato questo? Verifica subito, e mandaci in pacco postale una dozzina di grammatiche swahili complete. Al pacco, per compir il peso, puoi aggiungere dei fagiuoli dell’occhio, come semente, e della meliga di 8 file (detta melia sgnura) che mio fratello potrà procurarti da Caramagna.
+ D’or innanzi nel Periodico si adotti sempre questa ortografia ghikuiu invece di Kikuiu (cioè il paese). Aghikuiu invece di Akikuiu (gli abitanti) e così le parole simili. E ciò si faccia senza dar ragione ai lettori. Avverti la Comino.
+ Pel vocabolario Swahili – francese – italiano riferirò a Mons. la tua proposta e te ne scriverò. + Anch’io son di parere che convenga prendere in Prefettura la proprietà del Periodico pel passato e pel futuro, e non contentarci delle loro assicurazioni… a parole.
+ Benissimo dell’idea di suddivider il museo, mettendolo in parte nel parlatorio grande. Le pelli di leopardo grosso sono difficili a trovare, e mancano quasi sempre della testa e zampe; e costano qui da 10 a 12 lire senza contar spese dogana all’uscita dall’East Africa (spesa assai alta) e spesa porto.
+ Pel prezzo caffè se la mia ultima lettera non vi è giunta in tempo pel 1° annunzio di riaperta vendita vuol dire che col 1° numero che comparirà annunzierai ribassati i prezzi, conforme ti scrissi, pei soli abbonati e per tutti gli altri sempre tener ed annunziare i 2 prezzi di dicembre 1910 e mesi precedenti. E stai attento a batter la cassa su questo, come d’un gran favore agli abbonati.
+ Delle uova di struzzo è proibitissima l’esportazione e bisogna sempre sfrosarli [piemontesismo: contrabbandare, portar via di nascosto] a Mombasa, con pericolo di urti e fastidi col Governo, col quale, ti spiegherà il Sig. Rettore, si han già tanti altri grattacapi. Perciò non aspettatene più e siate parcissimi a regalarli; perché se volessimo venderli in Inghilterra hanno prezzi altissimi. Avverti di ciò il Sig. Rettore affinché non ne regali più. E così è proibitissima l’esportazioni delle pelli di nguio. Pei corni di rinoceronte fan pagare una dogana d’uscita eguale ai denti d’elefante!!! E in Inghilterra vendonsi al prezzo di questi… teneteli dunque ben preziosi ché non ne manderemo più. Queste cose imprimetevele bene in mente, ché mi pare siate troppo andanti a regalare di queste cose. D’aculei d’istrice ve ne manderemo ma quelli proprio grossi son rarissimi.
+ Optime degli abbellimenti e adattamenti cappelle, locali guardaroba Suore ecc. ecc. Io poi son sempre di parere che tutti i vetri lisci di qualunque piano – prospicienti Via Bruino dovrebbero essere appannati con qualche sostanza che costi poco o niente; e il sistema so che c’è, sebbene non lo ricordi per ora. Sansalvadore potrebbe insegnartelo.
+ Se questa mia ti giunge prima che abbi spedito i tubi ghisa p. canale sega, unisci alla spedizione un 30, o 40 metri di catena per aratro. Però non conviene comprare quelle catene già fatte per aratro che sono una porcheria, e qui se ne stracciano in media 2 anelli ogni giorno e si lavora sempre a fare degli “S” per giuntarle. Bisogna comprare una catena continua sul genere di quella che usate per tirar su le casse dalla botola; ma fatto con ferro un po’ più piccolo di quella: però poco più piccolo perché sovente s’attaccano sei ed anche 8 buoi. Il meglio è comprarne 15 metri o 20 di grossa, come la vostra e 15 o 20 un po’ più piccola. Betta tiene di queste catene che si chiamano inglesi e son garantite per la forza: sono più care di quelle di fabbrica italiana, ma almeno si è sicuri. Il fabbro Ternavasio ti darà indicazioni per ciò. E poi bisogna pure mandarci (in 2 differenti qualità per fortezza, come le catene) una trentina di “S” aperti e con un becco più lungo così [segue disegno]. Questi “S” devono esser fatti con tondino di ferro d’Aosta, o meglio di ferro di Svezia; e per esser sicuri di ciò, è meglio che ti faccia comprar da Ternavasio il ferro di Svezia, e che gli “S” li faccia il coadiutore Giuseppe sotto la guida di Ternavasio che mi aveva promesso d’andar volentieri ad impegnargli il lavoro da fabbro.
Mi dimenticavo dirti che quelle catene inglesi hanno generalmente anelli troppo corti e serrati, il che è un inconveniente, perché si aggrovigliano facilmente. Scegli, dunque, se le troverai, quelle con anelli più ampii e lunghi, come sono le catene che vendono fatte per uso d’aratro.
Quegli “S” debbono avere il piego più lungo colla punta appiattita e un po’ acuminata, cioè essere di ferro tondo in A e appiattito in B [segue disegno]. Mi manderai pure del tondino da farci noi qui sul posto degli “S” comuni per giuntare le catene che abbiam qui (e quelle che tu manderai) quando si spezzano. Per questo basta ferro d’Aosta o di quello inglese doppio Best, secondo ti indicherà Ternavasio. Manda 10, o 12 di questi tondini lunghi m. 2 circa, oppure 24 lunghi 1 metro circa, secondo la maggiore tua comodità di spedirli.
+ Bene delle tubazioni dalle vasche ai sebrot degli orti; bada però che col tempo si fa in essi un deposito o sedimento di fanghiglia per cui qualche volta bisogna far correre in essi dell’acqua a gran pressione per tenerli puliti, e impedisci che questo deposito indurisca e ti restringa la portata e il loro diametro interno.
+ Se hai ancor da spedire quella roba suddetta uniscivi un pacco di fagiuoli dell’occhio e una emina di quella meliga di 8 file per semina: mio fratello può procurarteli buoni e freschi e garantiti.
+ Anche di seme topinambò (o meglio di tuberi) ne vorremmo in quantità, per iniziarne la riproduzione ad uso dei maiali nel fondo delle vallette della Fattoria.
+ Allo stesso scopo mandaci del seme di barbabietole da foraggio. Bisogna chieder sovente sul periodico dei semi di ogni sorta d’ortaglie, che qui non si può ottener buon seme, e ce ne va in gran quantità con 16 missioni e rispettivi ampii orti. Chiedendone sovente si accostumano i lettori a regalarne.
+ Scrivo le cose a misura che me ne ricordo. Nel metter le grazie brevi sul Periodico, metti sempre per prima la più interessante, e poi anche una bella per ultima. Quando poi riporti una relazione ad litteram (o almen che figura tale) colla firma del graziato metti sempre le virgolette in capo ed in fine come facevo io.
+ Veggo errori di nomi nelle offerte sia grandi che piccole, massime nei nomi d’oblatori d’oggetti: tieni per norma di far sempre leggere e per intiero da Margherita le bozze del foglio offerte. Poi state attenti che non si metta mai Sig.ora in capo ai nomi di donne, ché si sa mai se son Signore o Signorine: per non offenderle si mette soltanto Sig.a che serve per ambedue i casi. Tra i nomi errati ricordo d’aver letto Paroda (credo sia Parodi) e Sig. Tiraya di Ivrea, mentre è Tiraia o Tiraja. Il nome proprio della malattia si stampi sempre in corsivo inglese.
+ Che cosa è questo magnifico sepolcro di cui l’Economo Gunetti mi scrive come regalato dal prof. Bert. Non mi dice se è grosso o piccolo, di qual materia (pietra, legno, metallo) sia, a che possa servire, se regalato all’Istituto o alla Consolata… Tanto valeva non me ne avesse scritto. + Al Sig. Rettore darai l’acclusa relazione di Battesimo scritta da Mons. pel Com.re Francesco Rossi di Milano acciò glie la spedisca. Ritengo la copia di essa qui acclusa, pel periodico che pubblicherai quando ne sia il caso. Però bisogna chiedere al Com.re Rossi se permette si pubblichi il suo nome; in caso negativo si pubblicherà anonima.
Non ho altre cose di premura, d’altronde preme consegnar alla posta, sperando parta il 19 corr.te da Mombasa. Mia salute sempre buona. Mons. è ancora a Limuru. Salutami tutti all’Istituto, compresa Suor Carmela e le altre brave Suore.
Tuo aff.mo C.G. Camisassa
