Originale autografo…, in AIMC

Torino 24 Ottob. 1920 N° 6

Carissimo P. Ferrero,

Nessuna tua lettera dopo il N 8 alla quale risposi ieri accludendoti pure uno schizzo pel Memoriale a favore di Abba Mattheos, più due chèques da £ 250 caduno cosa che non preme e che se ti porta disturbo potrai differire poi dopo il tuo ritorno a Torino.

 + P. Dolza volle unire alla mia lettera una sua commissione, sebbene il Rett. ed io fossimo contrarii a che ti desse tale incombenza. Ma caso mai, egli finisce sempre di far come crede lui. Per tua norma spendi quanto è necessario per tal commissione (vetture, facchini etc. etc.), egli ti rimborserà di tutto.

 + Spero avrai capito bene le nostre intenzioni riguardo ad Iringa, che volere [o] volare, se i Tedeschi ne ridiventan padroni, ce la ritoglieranno, come Propaganda fece pei Lazzaristi dell’Eritrea, epperciò per spender del nostro in una missione non assicurata nostra, preferiremmo rinunziarla subito. Comunque tieni fermo nel non lasciarci aggiungere le posizioni pantanose della costa.

 + Oggi ho scritto al Marchese Solari la risposta per Angola in senso negativo absolute. Hai ricevuto la lettera con la copia del loro Regolamento o Convenzioni?

 + Sapendo che il Sottosegretario S. E. Bertone doveva venire presto a Mondovì gli mandai colà l’8 corr.te la lettera di cui ti accludo copia. Finora non ne ebbi alcuna risposta… la speravo tanto nell’occasione che egli venne a Torino pel Congresso dei Terziari Francescani e tenne il magnifico discorso a cui io ero presente con 3 missionari dell’Istituto. Dunque visto che non rispose tu prenditi questa copia e fa tutto il possibile per parlargli e chiedergli i diversi pareri e consigli in essa contenuti, e appena uscito dal collegio prenditi appunti precisi su quanto ti avrà detto; appunti che mi porterai poi nel venire a Torino.

 + È ben pensata la tua proposta di un po’di caffè al Barone De Giura. Glie lo manderò directe al suo domicilio.

E termino non avendo altro di premura. Tante cose dal Sig. Rett. e dal tuo aff.mo C. G.

Camisassa

Allegato N. 6 – Per Abba Mattheos

Dei sacerdoti indigeni ordinati dal Massaia non sopravvivevano che tre nel 1918. Due di essi morirono nello stesso anno assistiti dal P. Barlassina durante le febbre spagnuola che tanto infierì ad Addis Abeba e nel Kaffa. Non restò in vita che Abba Mattheos in età di oltre 80 anni sordastro e quasi cieco circondato da una numerosa cristianità ad Irmata di Giren (il Ghera del Massaja). Egli non ha mezzi di sussistenza e vive solo dei soccorsi dei suoi cristiani, poverissimi anch’essi essendo tutti servi della gleba all’uso galla. Fino al 1918 lo soccorrevano i PP. Cappuccini francesi dell’Harrar con un assegno periodico semestrale. Dopo d’allora, saputo che P. Barlassina l’aveva visitato, nulla più gli mandarono, né per lui né per la sua miserabile cristianità. P. Barlassina gli diede già 2 volte nel 1919 un soccorso di £ 500 per volta… e forse altro già gli diede nel 1920. Ma anche P. Barlassina difetta di mezzi per andar avanti, massime dovendone dare in limosina alle molte cristianità del Kaffa (cristiani occulti) che da 1 anno va visitando nel Kaffa (sono in tutto 14.000 secondo la statistica datagli dal Vicario Ap. dell’Harrar) tutti piuttosto poveri e chiedenti insistentemente soccorsi.

Pertanto in 1° luogo quel povero Abba Mattheos (pel quale pare avessero un assegno dalla S. Propagaz. d. Fede i Cappuccini) che versa in vera necessità; e poi per le varie cristianità occulte e povere del Kaffa, si fa umile ricorso alla S. Propaganda etc. etc. etc. che voglia benevol.te interessarsi mediante l’assegnazione di un congruo sussidio periodico.