Originale dattiloscritto (lettera e memoriale)…, in ASCEP

Torino, li 13 Luglio 1921

Eminenza Reverendissima,

Per assecondare il desiderio espresso dalla Segreteria di cotesta S. Congregazione, d’esporre cioè in un breve memoriale le ragioni che militavano per una modificazione ai confini proposti per l’erigendo Vicariato d’Iringa (Uhehe e Ugogo) offerto al nostro Istituto della Consolata di Torino, dovetti ricorrere ai miei missionari, che da tre anni sono in quel paese, affine di poter completare alcune informazioni relative. Questo servirà a spiegare il mio ritardo ad ottemperare all’invito, trasmessomi a mezzo di Mons. Perlo, Vicario Apostolico del Kenya, nella sua ultima visita a Roma. Ora, ricevute le suddette informazioni, m’affretto ad umiliare a V. E. Rev.ma il suddetto memoriale.

Colgo l’occasione per rinnovare a V. E. i più rispettosi ringraziamenti per l’offerta fatta al mio Istituto, che non possiamo a meno di considerare quale segno di fiducia da parte di V. E. e di approvazione per il lavoro che i miei missionari vanno compiendo nelle regioni africane loro affidate. Voglia V. E. confermare colla sua benedizione i nostri costanti propositi d’obbedienza illimitata e apostolica attività per ben corrispondere alla vocazione nostra.

Prostrato al bacio della Sacra Porpora, ho l’onore di professarmi

Della Eminenza Vostra Reverendissima

Devotissimo, Umilissimo, e Obbedientissimo

Pel Can.co Gius. Allamano Sup.re Gen.le il Can. G. Camisassa Vice Sup.re Gen.le Torino, li 13 Luglio 1921

MEMORIALE   RIGUARDANTE   LA  CONVENIENZA   DI   ALCUNE

MODIFICHE   AI   CONFINI   PROPOSTI   PER   IL   NUOVO

VICARIATO   APOSTOLICO   DI   IRINGA   (UHEHE  e  UGOGO)

1° – Dai confini proposti, il Vicariato d’Iringa, risulterebbe troppo piccolo, e, data la sua posizione lontana dal mare, verrebbe a costituire un “corpus separatum” di troppo poca importanza e ben lungi da giustificare le spese e il lavoro per una distinta amministrazione; mancando molti dei requisiti necessarii per iniziare e stabilire un ben organizzato lavoro di missione.

2° – Difatti: a) non sembra che la complessiva popolazione indigena superi di molto le 200.000 anime; di cui, per evidenti ragioni, è bene se poco più di 100.000 potranno venire in contatto ed essere mantenuti sotto l’influenza diretta della Missione.

In pratica non comprenderebbe che cinque Stazioni di missione; di cui tre appena in

esercizio; mentre le altre, soltanto progettate, le bisognerà iniziare di sana pianta.

Nella zona sud, che è considerata la più popolosa del Vicariato, già vi esiste un gruppo fitto di missioni protestanti. Il che vuol dire, che – in forza di una legge inglese in vigore, per cui non è permesso l’impianto di una stazione di missione di differente confessionalità a meno di un raggio di 10 miglia (16 Km.) da una preesistente – noi non vediamo quindi come potremo installarci in quella regione.

In realtà il Vicariato – salvo della città d’Iringa, già occupata dai Luterani – non possiede alcun centro di qualche importanza di popolazione indigena; mentre, d’altra parte, abbonda di estesissime località desertiche; le quali, a causa delle zone malsane o troppo montagnose che vi sono inchiuse, non c’è speranza che neppure in avvenire siano mai per divenire popolate.

3° – Il che ha per conseguenza che il numero dei missionarii da impiegare nel Vicariato sarà sempre limitatissimo; e le opere d’ordinaria amministrazione di un Vicariato (Curia, Seminario, Collegi catechisti, ecc.); nonché la varie opere che tanto aiutano l’evangelizzazione e poi la conservazione della cristianità (Orfanotrofii, Scuole, Collegi, ecc.) saran per forza così ridotte, da rendere impossibile un lavoro intenso quale ci proporremo, e come già stiamo svolgendo in quegli altri campi di missione al nostro Istituto affidati.

4° – In conseguenza mi permetto rivolgere umile domanda a Vostra Eminenza, affinché i confini dell’erigendo Vicariato vengano ampliati in modo da includervi il distretto di Mahenge, e possibilmente anche un’altra zona a sud, come dallo schizzo topografico allegato al presente memoriale; da cui il Vicariato potrebbe avere un po’ più di respiro e divenire nello stesso tempo un po’ più suscettibile di un’attiva vita propria.

Mi permetto far notare quanto sarebbe necessaria una sollecita sistemazione di quest’affare, a causa dei protestanti che: riapertosi ora il paese dopo che l’Inghilterra ne assunse il mandato, si preparano, anche a scopo politico, di invaderlo eziandio nelle più remote parti.

Inoltre noi vi abbiamo parecchi missionari i quali da oltre due anni sono là a lavorare per la conservazione di quelle cristianità e che vorrebbero poter por mano alle molte opere urgenti che la guerra aveva sospeso; nonché all’apertura di nuove missioni e scuole che ora si impongono necessariamente affin di non perdere terreno davanti ai protestanti e prevenirli nell’impiantarsi in modo che a motivo della succitata legge non possano poi impedire a noi di stabilirci. A questo scopo il nostro Istituto già ha preparato il personale (missionari e suore) che tiene pronti a mandare in aiuto appena il Vicariato abbia ricevuto la sua definitiva sistemazione.

6° – Mi prendo la libertà di suggerire che venisse adottato il titolo di Vicariato d’Iringa invece di quello d’Uhehe e Ugogo per importanti ragioni civili, geografiche che lo renderebbero più consono all’uso comune.