NELL'INSEGNAMENTO E NELLA VIA DI G. ALLAMANO

 

Introduzione

Ci sono magnifiche conferenze del Fondatore sullo zelo missionario. Leggendole si ha tutta la sostanza del suo pensiero.[1]

Riporto alcuni pensieri presi dalle conferenze, mettendoli in ordine un po' logico. Al termine aggiungo qualche testimonianza al riguardo.

Santità e zelo

«Soprattutto imbibirvi dello spirito dell'Istituto; prima di tutto la santificazione nostra, poi lo zelo per le anime.

Che arrivate là, vi diate tutte interamente. I santi per un'anima avrebbero dato la vita, e noi andarne a salvar tante! La salvezza delle anime dipenderà dalla vostra pazienza, dalla vostra carità. La vostra vocazione è quella di salvar anime e non andrete in Paradiso senza un gran numero di queste».[2]

«Pel Missionario poi ci vuole di più molta santità ed amore delle anime, se no pervertiamo gli altri. Preghiera, studio, far sacrifizi, ci vuole solo quello unito alla vocazione di Sacerdote e di

Religioso: cioè zelo delle anime! non essere egoisti, la carità vuole anche gli altri».[3]

Natura, qualità e contenuti dello zelo

«Solamente ai veri amanti Iddio affida le anime. N.S.G.C, dopo la sua risurrezione là presso il lago di Tiberiade così interrogò S. Pietro: Simon... diligis….e di nuovo... e per la terza volta... Ecco a chi Gesù affida le anime; a chi lo ama in modo triplice e superlativo. Amate Dio e convertirete i poveri infedeli: solo chi ama ha zelo forte e costante "qui amat zelat"».[4]

«Lo zelo è effetto dell'amore; S. Ag.: zelus est effectus amoris. Ma d'un amore vivo, intenso: S.G. Gris.: ex magno amore nascitur zelus. Anzi lo zelo non si distingue dalla carità stessa; zelus charitas est: S. Agostino. Sicché chi non ha zelo è segno che non ha carità: qui non zelat non amat: S. Ag. Come doppio è l'oggetto del nostro amore: Dio e il prossimo, così di due sorta è lo zelo: l'onore e la gloria di Dio, e la salvezza delle anime».[5]

«Se l'amore è intenso allora si ha zelo. Zelus est effectus amoris, ergo qui non zelat non amat; di modo che chi ha zelo, ha amore, e chi ha amore ha zelo. Ex magno amore nascitur zelus, zelus charitas est. Si abbia amore, vero, intenso amore ed allora si zelerà. Il vero zelo,cerca l'onore della persona a cui porta amore. Lo zelo falso nasce da superbia o da invidia. Se non c'è zelo, non c'è amore. Lo zelo ha pure doppio oggetto come l'amore, cioè l'onore di Dio e la salute delle anime. E prima di tutto zelo per l'onore di Dio».6

«Lo zelo è tanto una cosa sola con l’amore che non si distingue dalla carità. S.Agostino dice che

lo zelo è l’amor di Dio. Chi non ha zelo è segno chiaro che non ha amor di Dio, non ha carità. Chi non ha zelo, è segno chiaro che non ama; chi ama ha zelo.Questo è il punto principale sul quale dobbiamo fortificarci».[6]

«Quali sono le doti dello zelo del Missionario? Zelum tuum inflammet charitas, informet scientia, firmet constantia. Inflammet charitas - Carità verso Dio, e verso il prossimo. Vero desiderio di far conoscere il Signore.- Informet scientia: Bisogna sapere, aver studiato. Un parroco mi scriveva: C'è qui un Chierico, non ha guari buona testa, ma per Missionario basta". Niente affatto. Per Missionario non basta. Se lo tenga pure. Ci vuole scienza... In Africa non si hanno più Superiori, compagni, professori, senza libri per andare a consultare: bisogna saper dare una risposta subito: hic et nunc.

Firmet constantia - Tutti i giorni vincersi in quei piccoli difetti, vincersi nella passione dominante, combattere, progredire...».[7]

«Empirsi di zelo per salvare delle anime. Non essere apatici, ma avere sete, sete come Nostro Signore, "Da mihi animas coetera tolle". È questo: "Animas pro quibus Christus mortuus est". Meditiamo queste cose, farle succo e sangue. Il Signore vuole far salvi tutti, ma per mezzo nostro, pensiamo a questa volontà di Dio».[8]

Lo zelo «Donde viene? Dall'amore di Dio e solo dall'amore di Dio: noi andiamo ad essere Missionarii per amore di Dio, non per capriccio. Questo zelo è effetto dell'amore: vediamo Gesù languire per le anime e vogliamo soddisfarlo. “Zelus est effectus amoris” (Sant'Agostino). “Ex magno amore oritur zelus” (S. G. Grisostomo). “Zelus charitas est: qui non zelat non amat” (S. Agostino). Tutti debbon averlo, ma specialmente i Sacerdoti, cui Gesù ha affidato le anime.

Lo zelo apostolico è quello che ci fa salvare le anime. “Divinorum divinissimum est cooperare

Deo in salute animarum” (Areopagita). Iddio poteva fare da sé, servirsi degli Angeli, eppure vuole il Missionario! “Adiutores Dei sumus” (S. Paolo). Che ministero eccellente: quasi che Dio ha bisogno di noi!... È dinanzi a questo mistero che S. Francesco di Sales esclamava: “Da mihi animas coetera tolle”».[9]

«Lo zelo delle anime viene dall’amor di Dio. Se si ama molto N.Signore allora si amano molto le anime che sono come la pupilla dell’occhio del Signore. Lo zelo è un effetto dell’amore. Dice S.Agostino: Chi ama ha zelo, chi non ama non ha zelo. Perché uno che non sente lo spasimo, il desiderio che il Signore ha delle anime, che zelo può avere? Se non c’è amor di Dio, e tanto amore che superi le cose esterne e non lasci vedere niente di quelle brutture esterne e la loro ingratitudine, che cosa si fa quando quei poveri neri non si piegano? Un del mondo direbbe: lasciamoli stare se non vogliono. Invece no, il missionario deve battere, battere; deve fare come S.Francesco d Sales che dopo aver predicato a pochi vecchi che erano in chiesa usciva tranquillo come se fossero molti. Ci vuole amore, ma molto amore. S.Giovanni Grisostomo diceva che lo zelo nasce dal grande amore. I Santi davano importanza allo zelo. Lo zelo non si distingue dalla carità stessa. S.Agostino dice: E’ l’amor di Dio – Chi ama il Signore fa i suoi interessi, fa una cosa sola con lui.. Chi non ha zelo è segno chiaro che non ha amor di Dio, non ha carità. Chi non ha zelo è segno che non ama, e chi ama è segno che ha zelo. Questo è il punto principale di cui bisogna fortificarsi».[10]

«Lo zelo ha tre qualità:

1° - Prima di tutto bisogna che venga dall’amore di Dio e non dal nostro capriccio, dalla nostra superbia, o per il piacere di dire, per esempio: Oggi ho dato tre battesimi…(quella là non ne battezzerà mai nessuno…). Non bisogna che venga dal nostro amor proprio, ma bisogna che si formi nella carità; deve avere per fine Dio solo.

2° - Deve avere la scienza, deve essere giudizioso e non dire spropositi, e poi deve avere costanza. S.Bernardo dice:Zelum inflammetcaritas, informet scientia, firmet constantia [lo zelo infiammi la carità, lo informi la scienza, lo rafforzi la costanza]. Bisognache si lavori per amor di Dio. Quando si fa per nostro Signore lo zelo non è maligno; sarà prudente, dolce, non si stanca delle contrarietà che si presentano, non si stanca se uno non ha niente. S.Francesco di Sales diceva che si prendono più mosche con un cucchiaio di miele che con un barile d’aceto. Ci vuol la scienza: imparare tutto ciò che è necessario per far del bene; tutto serve laggiù, bisogna avere un po’ di scienza e questa bisogna che ce la prepariamo perché il Signore non ci dà la scienza infusa.Dunque impariamo di tutto......

3° - E poi non mai scoraggirci. Bisogna essere costanti nelle cose e non come quella gente che si stanca subito. Costanza ci vuole e non stancarci subito quando le cose non vanno come dovrebbero andare».[11]

«Che cosa bisogna fare per essere contente, per non avere dei magun [rimpianti] al giorno della partenza? Bisogna prepararsi. Dipende dalla preparazione avuta per avere zelo. Da mihi animas et coetera tolle… diceva S:Francesco.. Questo è il gran punto…  Ma per avere questo bisogna avere molto amor di Dio. Lo zelo è un effetto dell’amore, ma di un amore forte.

Chi ama ha zelo, chi non ama non ha zelo».[12]

«Il Signore “elegit vos ut eatis et fructum afferatis et fructus vester maneat”. Pare proprio che definisca il Missionario! Abbandonate tutto, anche una dimora: adopratevi molto, perché Iddio ve ne domanderà conto: ricordatevi che non basta convertire, ma è necessario compiere tutti quei sacrifizi, che la vita apostolica importa: costi ciò che vuole: “Vae mihi si non evangelizavero” (S. Paolo)».[13]

«N.S. Gesù Cristo questa sera vi dice: “Colla stessa missione che ha affidato a me l'Eterno Padre, così io mando voi per la conversione delle genti”.

Questa non è una missione ordinaria, secondaria. L'eterno Padre ha mandato il Figliolo, il Figliuolo ha mandato la Chiesa, e la Chiesa per mezzo mio manda voi. Vedete che missione importante!

E vi manda a far che cosa? A predicare il Vangelo omni creaturae. Quindi il vostro zelo non deve avere limiti, vi manda per tutta la terra, in ogni luogo; dovete procurare la conversione di tutto il mondo: “in universum mundum, omni creaturae... ”. La vostra missione è generale, e voi dovete avere lo zelo, il desiderio di predicare a tutte le creature».[14]

Zelo e consacrazione religiosa

«Quando fate o rinnovate i voti bisogna anche pensare alle anime, esporre i vostri desideri di zelo ardente di convertire il maggior numero di anime possibile, domandare il vero zelo delle anime. Il Signore li esaudisce questi desideri».16

S. Paolo modello di zelo: «Ma veniamo a S. Paolo: Quali virtù principali dobbiamo ammirare in S. Paolo? Eh... tutte. Ma vediamo specialmente quelle che devono formare un apostolo. E queste virtù sono tre: Primo: un vivissimo amore a N.S.G.C.; poi uno zelo ardente per la salute delle anime; e quindi una grande umiltà. […]. E poi riguardo allo zelo: basta leggere per sentire tutto l'amore che aveva per la conversione degli ebrei. Optabam ipse anathema esse in Christo pro fratribus meis! Lo zelo che aveva per loro, lo spingeva a dare non solo la vita, ma a dare anche tutte le consolazioni di N. Signore per loro, per i suoi fratelli. E poi l'altro testo: charitas Christi urget nos! La carità di N. Signore ci spinge. È l'amore che non mi dà tregua: charitas Christi urget nos! proprio l'amore di N. Signore lo spingeva a farsi tutto a tutti: omnibus gentibus debitor sum! E perciò desiderava sempre di spargere la fede altrove. E così scriveva ai Romani: anche a voi sono debitore. Ed era zelantissimo di poter convertire proprio universum mundum! Questo è il suo grande amore per le anime».[15] «S. Paolo - Sue virtù principali: cioè: amore per Dio — ardente zelo, per la salute delle anime - profonda umiltà».[16]

«Gli esempi di S. Paolo sono un rimprovero alla nostra troppa sensibilità, al poco nostro amore di patire, alla nostra facilità di disanimarci nello zelo, specialmente quando non ci vediamo corrisposti nelle nostre fatiche. Non così fecero sull'esempio del Santo i Missionarii di ogni tempo...».[17]

S. Francesco Saverio modello di zelo

«S. Francesco Zaverio faceva grandi progetti di evangelizzazione, voleva recarsi a Parigi a distaccare tutti dagli studi puramente umani per recarli all'Apostolato! La Creazione, la Redenzione, la Missione dello Spirito Santo non è che per la salute delle anime “ut omnes salutem consequantur”. Dio stesso ci supplica ad essere zelanti per la sua causa, e chi non vorrà udire la sua voce? Chi di noi non si stimerà fortunato d'una simile vocazione?».[18]

S. Giuseppe Cafasso modello di zelo

«Il Ven. Cafasso: “Lavoriamo, diceva, ci riposeremo in Paradiso”. Le stimava Egli le anime! Aveva lo zelo che proviene dalla sete delle anime!».[19]

«Ed il Cafasso aveva molto zelo. Quando si trattava di rispondere alla domanda: quale fosse la sua virtù principale, s'imbrogliavano; tutto era principale, poi han detto che la principale era lo zelo per la salute delle anime. Altri dicevano che era la confidenza in Dio: infatti di confidenza ne aveva per sé e per gli altri: la infondeva anche negli altri.

Preghiamolo che ce lo infonda questo zelo per la salute delle anime nostre e delle altre...: non questionare sul numero delle anime da salvare: 1000 o 2000...».22

L'Allamano modello di zelo

«In questi giorni a Roma il Card. Van Rossum, mentre venivamo via, si è messo a ringraziarmi tanto di tutto il bene che facciamo alla Chiesa. Io gli ho risposto: “È un dovere! Bisognerebbe non essere sacerdoti per non sentire lo zelo delle anime!”. “Sì, diceva, ma questo è più di quel che potrebbe fare, non sarebbe obbligato a far tanto”, e mi ha rinnovato i suoi ringraziamenti. Questo è segno che i nostri Superiori ci vogliono bene; godete molta stiama, vi aprpreiezzaghno peiù prdi q uel eche merit ate»o.[20]

Zelo e preghiera

«Il Ven Cafasso diceva: “Mi fan pena i sacerdoti che han troppo da lavorare…” Se si prega di più

si lavora di più. […] quando uno si carica di lavoro, per volontà propria, che alla sera si sente stanco e si lamenta di non aver potuto pregare, allora…Possibile che in questi casi ci sia uno zelo così discreto, così puro?».[21]

ESEMPI DELLO ZELO NELLA VIA DELL'ALLAMANO

«A me dava l’impressione ch’egli avesse giammai niente da fare. Da noi occupava molto bene il suo tempo; mai che mostrasse avere impegni o urgenze, e soltanto più tardi abbiamo saputo che dirigeva mezza diocesi ed era occupatissimo».[22] Con queste parole il p. Gaudenzio Panelatti ricordava le visite dell’Allamano alla prima casa madre, all’inizio dell’Istituto dei missionari.

«Con questa schiera di giovani sacerdoti che preparava per il sacro ministero - affermò il can. Giuseppe Cappella - il Servo di Dio portò il santuario ad uno sviluppo veramente eccezionale […]. Come superiore del convitto ecclesiastico lasciò un’orma imperitura, dimostrando ottime qualità di formatore del clero. Si può dire che seguiva i convittori in ogni passo, dal loro ingresso alla loro uscita. Sapeva dare confidenza senza mai diminuire la sua autorità». [23]

«Ho visto io personalmente - assicurò il suo domestico C. Scovero -  molti poveri recarsi da lui per confessione o per consiglio. Non rimandava mai alcuno; ma riceveva tutti con la stessa bontà e carità». [24]

«A lui - fu la testimonianza comune dei canonici G. Cappella e N. Baravalle - si può dire senza esagerazione, ricorreva tutto il clero diocesano, dai parroci più anziani fino al più giovane convittore. Così molti vescovi del Piemonte ricorrevano a lui per consiglio. Grande conto ne fecero sempre gli arcivescovi di Torino, da mons. Gastaldi al card. Gamba. […]. Con lui si intratteneva volentieri a familiare conversazione il Principe di Carignano nella sua settimanale visita al santuario e S. A. la Principessa Clotilde. Al suo consiglio si deve gran parte delle fondazioni fatte dalla santa Principessa. […]. Buona parte del Patriziato torinese a lui ricorreva per consiglio sia per le questioni familiari, come e molto più per le circostanze politiche e sociali. […]. Molte personalità, sia ecclesiastiche che civili, lo avevano per direttore di spirito».[25]

«Dispose perché non mancassero mai i confessori, onde i fedeli potessero fruire del loro ministero. Ed egli stesso, ogni mattina, passava lunghe ore in confessionale, tanto che io che dovevo servirgli la colazione, rimanevo stizzito perché tante volte alle 9,30 egli era ancora in confessionale. Anche nel pomeriggio era assediato in camera da molti visitatori, sia ecclesiastici che laici, i quali venivano da lui, o per le confessioni, o per consigli. Ricordo che una volta un signore uscendo dalla sua camera tutto lieto, mi disse: “Sono venuto con dei quintali sullo stomaco e ne esco completamente sollevato e contento”».[26]

L’Allamano non limitò la sua azione nell’ambito della pastorale vera e propria, ma influì anche in diversi settori della promozione umana. Il vescovo ausiliare di Torino, mons. Giovanni Battista Pinardi, diede un giudizio lusinghiero sul vasto raggio d’azione dell’Allamano: «Nessuna iniziativa svolta ai tempi dell’Allamano sfuggì all’irradiamento che partiva dal convitto della Consolata».30

[1] Due sono dalle conferenze ai missionari: Conf. IMC, I, 481-483; III, 660-661; una da quelle alle missionarie: Conf. SMC, III, 475483.

[2] Conf. SMC, II, 690.

[3] Conf. IMC, I, 493.

[4] Conf. IMC, I, 129.

[5] Conf. IMC, I, 474. 6 Conf. IMC, I, 476.

[6] Conf. SMC, III, 482.

[7] Conf. IMC., I, 483.

[8] Conf. IMC, I, 627.

[9] Conf. IMC, III, 660.

[10] Conf. SMC, III, 476-477.

[11] Conf. SMC, III, 480-481.

[12] Conf. SMC, III, 481.

[13] Conf. IMC, III, 661.

[14] Conf. IMC, III, 469. 16 Conf. SMC, III, 41.

[15] Conf. IMC, II, 619.

[16] Conf. IMC, II, 621.

[17] Conf. IMC, III, 636.

[18] Conf. IMC, III, 660.

[19] Conf. IMC, III, 661. 22 Conf. IMC, III, 530.

[20] Conf. IMC, III, 549.

[21] Conf. SMC, I, 231.

[22] G. Panelatti, Ricordi, Sanfrè 1946.

[23] G. Cappella, Deposizione, Processus Informativus, I, 170; 193, Archivio IMC.

[24] C. Scovero, Deposizione, Processus Informativus, II, 695, Archivio IMC.

[25] G. Cappella e N. Baravalle, Testimonianze: Archivio IMC.

[26] C. Scovero, Deposizione, Processus Informativus, II, 672-673, Archivio IMC. 30 G.B. Pinardi, Testimonianza, Archivio IMC.