A Roma, nel cuore dell’anno giubilare per i 125 anni dalla Fondazione, è stato celebrato con particolare solennità il Centenario di San Giuseppe Allamano. Le comunità della Casa Generalizia e le comunità di formazione di Bravetta e di Porta Pia hanno animato un ricco programma di iniziative spirituali, missionarie e culturali. Culmine delle celebrazioni è stata la Giornata di Studio dedicata alla santità del Fondatore. Un evento che ha rinnovato nella capitale il legame tra memoria, carisma e missione.

Nel loro insieme, i missionari e le missionarie della Consolata hanno vissuto con intensità e partecipazione il «Triennio Allamaniano» (2024-2026) proposto dalle due Direzioni Generali, attraverso un ricco programma di incontri, riflessioni, ritiri spirituali e iniziative di animazione missionaria a livello di comunità, regioni e continenti. Un percorso che ha coinvolto l’intera «famiglia Allamaniana» in un rinnovato slancio spirituale e missionario. Nella Città Eterna, le celebrazioni hanno assunto un significato particolare nel contesto dell’anno giubilare per i 125 anni dalla Fondazione dell’Istituto. La preparazione al Centenario ha impegnato in modo significativo le comunità della Casa Generalizia e le comunità formative di Bravetta e di Porta Pia. Su iniziativa della Dimensione Missionaria della comunità di CG, insieme all’Ufficio della Postulazione e all’ Ufficio Storico e con la preziosa e sollecita collaborazione dei rettori delle due comunità formative, è stato costituito un comitato organizzativo per coordinare le attività celebrative.

Numerose sono state le iniziative promosse: animazioni missionarie nelle parrocchie in cui i nostri seminaristi svolgono il loro servizio pastorale (Chiesa Nomentana, Chiesa delle Battistine, Parrocchia San Giulio, Natività di Maria, San Girolamo e San Filippo Neri - zona Bravetta) e nelle cappellanie affidate ai Missionari della Consolata di Casa Generalizia, tra queste rientrano le comunità delle Suore Missionarie di San Pietro Claver, delle suore di San Giovanni Battista (Battistine), del Monastero San Giuseppe (Benedettine), delle Piccole Ancelle del Sacro Cuore e delle Sorelle dei Poveri di Santa Caterina da Siena. In queste diverse realtà, la figura del Santo Fondatore è stata presentata come modello di spiritualità e di impegno apostolico. Nel programma di animazione si è coinvolta anche la comunità delle suore missionarie della Consolata di via Foscari 52 a Roma.

Particolarmente apprezzati sono stati i cosiddetti «Lunedì Allamaniani», incontri formativi settimanali svoltisi nei mesi di gennaio e febbraio, organizzati da padre Antonio Rovelli e animati dai padri della Casa Generalizia, con approfondimenti dedicati alla spiritualità dell’Allamano. Analogamente, nella Chiesa pubblica di Porta Pia si sono tenuti i «Sabati Allamaniani», aperti ai fedeli della comunità parrocchiale. Il momento culminante delle celebrazioni è stato la “Giornata di Studio” del 14 febbraio 2026, dedicata alla santità di Giuseppe Allamano. Con la presenza di Alberto Chiara, autore del volume «Oltre» - Vita e Missione di San Giuseppe Allamano - che ha presentato la figura del Fondatore nel contesto storico della Torino e dell’Europa tra Ottocento e Novecento, offrendo una lettura attenta e documentata della vita, attività e spiritualità del Santo Fondatore a partire dalla sua esperienza professionale e spirituale.

A seguire, il vescovo Mons. Giovanni Crippa, IMC, collegato in streaming dal Brasile, ha proposto una riflessione dal titolo «La santità dell’Allamano nelle pieghe della storia. Una rilettura di alcuni momenti della vita del Fondatore in cui emerge con chiarezza il suo cammino di santità». Interessante nel suo intervento è stato il riferimento a tre aspetti fondamentali della Santità del Fondatore: anzitutto, la sua capacità di leggere e interpretare il contesto storico della sua vita e sua opera con sguardo di fede e missione; quindi, Dalla Consolata al mondo: pensare localmente e agire globalmente; infine, il profondo legame tra santità e missione, sintetizzato nell’espressione: Se i cuori non ardono, i piedi non camminano.

La seconda parte del simposio è stata arricchita da alcune testimonianze missionarie e riflessioni sulla santità in alcuni contesti missionari. Suor Celia Cristina Baéz, i padri Ashenafi Yonas Abebe e Jonah Makao hanno condiviso, da angolature diverse, le esperienze concrete che testimoniano l’eredità spirituale dell’Allamano nella missione di ieri, di oggi e di domani.  Suor Celia ha messo in luce come la santità di Giuseppe Allamano si incarni nella trama semplice e quotidiana della vita missionaria: «Anni di preparazione e di lavoro, con risultati pastorali quasi inesistenti in termini di battesimi, ma sono convinta che il frutto della missione non si misuri nell’amministrazione dei sacramenti, ma nella condivisione della vita con la gente». Una santità silenziosa, fatta di presenza, ascolto e fedeltà.

Padre Ashenafi ha richiamato il valore della memoria storica del carisma e della santità dell’Allamano, tracciando un ponte luminoso tra passato, presente e futuro: «Ieri gratitudine, oggi responsabilità, domani speranza fiorente e dinamismo fecondo». Non un semplice esercizio di custodire la memoria, ma una consegna viva, capace di generare impegno e visione per le nuove generazioni. Padre Jonah, infine, ha evidenziato l’attualità della santità dell’Allamano per la Chiesa locale, presentandolo come «modello e testimone della fede, espressione autentica della natura missionaria della Chiesa: radicato nel territorio e, al tempo stesso, proiettato verso l’orizzonte universale della missione». Una testimonianza che invita ad agire nel qui e ora, senza mai smarrire l’ampiezza dello sguardo evangelico. 

Padre Ernesto Viscardi ha moderato l’incontro che è stato aperto dal Vice Superiore Generale, padre Michelangelo Piovano ed è stato chiuso dal superiore della Casa Generalizia, padre Osvaldo Coppola con una preghiera e i ringraziamenti per tutti i partecipanti. Erano presenti circa 130 persone tra missionari, missionarie, religiosi, religiose e amici della Consolata. La giornata si è conclusa in un clima di fraternità con un pranzo condiviso, segno di una famiglia missionaria unita nel custodire e rilanciare il carisma del suo Fondatore.