Originale autografo…, in ASMC

Torino 15 Dicembre 1915

Cara Suor Margherita,

Per rispondere all’ultima tua a me del 31/8 e 29/9 N 16 volevo attendere la tua risposta all’ultima mia del 30 agosto N 10; perché – fuori dei casi di richieste urgenti – è bene attendere sempre la risposta all’ultima lettera scritta, se no si fanno confusioni, ma poi giunse qui l’ultima tua a Padre, nella quale vi sono cose cui Padre vuole risponda io, epperciò scrivo ora mentre attendo la tua risposta alla suddetta mia N. 10.

Del resto, come regola, è bene che tu faccia come pratico io. E cioè, appena ricevuta una lettera di Monsignore, vi rispondo subito; così egli può aver presto la mia lettera, e, scrivendomi, rispondere già alle cose in essa contenute. Comincia adunque nel nuovo anno a far tu pure così: prepara con tua comodità le tue lettere, ma aspetta a spedirle dopo ricevuta l’ultima mia… così potrai dare qualche risposta a quest’ultima, non in capo alla tua lettera ma sul fine, prima della firma.

Comincio dunque con qualche risposta alla tua lettera a me del 31/8 e 29/9 e poi risponderò su quella a Padre.

 + Tutte le lettere che tu dici avermi scritto dal N 11 al N 15 inclusive, mi sono pervenute.  + Tu dici che la mia lagnanza riguardo ai tuoi scritti sia da intendersi per la scarsità di notizie sui neri e visite villaggi. Invece no. Di questi puoi scrivermi quando ti capitano cose più interessanti del solito e che meritano pubblicazione: ma da te io non attendo tanto queste; sebbene notizie vostre interne; e cioè prima di te personalmente poi di ciascuna delle consorelle… loro occupazioni, loro condotta… salute etc. etc. E poi anche un po’ dell’an-damento della fattoria: lavori fatti o in corso, prodotti raccolti o falliti etc. etc. Di queste cose – ma un po’ al minuto come s’aspetta chi è stato sul luogo, e vive pur sempre della vostra vita costì – Monsignore non mi fa che rarissimi e brevi cenni, dovendo egli parlarmi già tanto d’altre cose d’interesse generale di tutto il Vicariato e del Kaffa… quindi io della Fattoria finisco per saperne ben poco. Eppure ti ripeto che essa… e personale ivi addetto, mi sta particolarmente a cuore… che infine questo luogo è per così dire la capitale delle nostre Missioni… ed io vi dimorai quasi 1 anno.  + Dunque siamo intesi… e non succeda più che per 2 anni di seguito io non sappia mai se si è raccolto grano o meliga, o se i raccolti siano andati falliti.

 + Mi domandi quando partiran le Suore… Nessuno lo sa: vuoi che le mandiamo in bocca ai pesci, come sarebbe successo ad una spedizione di 9 mila Kili di merce che tengo imballata e pronta da 2 mesi, e che per un vero tratto di provvidenza non fu imbarcato sul “Firenze” che fu silurato quasi davanti a Porto Said? In questa stessa spedizione di merce sono il vestito grigio e il camicione (uso ospedale ma di carolina a quadretti bleu) per ciascuna di voi, ma non so quando questa merce potrà partire, perché un po’ è il permesso governativo che non arriva da Roma, poi appena giunto si sospendono per 15 giorni tutti i servizi ferroviari a piccola velocità e poi il permesso (che è sempre e solo per 1 mese) scade e siam da capo… Un fastidio che pare incredibile… eppure è ancora il meno. Fu quasi un miracolo della Consolata che non ci abbiano occupato l’Istituto coi militari… come era già tutto deciso… ma poi la Consolata vi intervenne visibilmente a scongiurar quel disastro… E tuttavia siamo ancor sempre in apprensione che la cosa possa ripetersi. Altro che le vostre miseriuccie e (per alcune almeno) pettegolezzi indegni di missionarie!!

 + Dunque quando Dio vorrà partirà la roba… e partiran le Suore, se pure non interviene qualche nuovo motivo di ritardo di cui non ho tempo a parlarti per ora ma che non è improbabile. Pregate, pregate e state buone che ce n’è proprio necessità.

 + Tra i fatti che mi dici aver ancor da raccontarmi è come si comincia una scuola in Africa. Questo sì che forse servirà per la pubblicazione: non dimenticarlo e scrivimelo presto.

 + Finora nessuna vostra lettera – durante la guerra – andò perduta: solo che bisogna sempre mandarle raccomandate, e usare prudenza nello scrivere, per evitare i rigori della censura.  + Suor Maria degli Angeli ed altre ti scrissero varie lettere che son lì racchiuse nelle casse delle merci ad aspettare…come già ti ho detto.

 + La roba molto, ma molto forte pei vostri vestiti bisognerebbe fabbricarla apposta…e non è proprio il tempo di chiedere ciò alle fabbriche lavoranti ormai solo per Governo e soldati! Dunque vi mandiam nella cassa 21 le vesti grigie come quelle portate sul bastimento, ma con fattura più semplice come le vesti di lavoro. E poi oltre le vesti e blouses suddette, anche varie pezze di carolina quadrettata a cui credo bisognerà finire per adattarsi, essendo la sola cotonata sottile veramente forte. Il campione – che è fodera – da te mandato non ha durata. Dici di lavar le vesti grigie prima di farle: ciò non conviene ché lavandole si sciupano subito, mentre si possono portare così per dei mesi. Al restringimento si è ovviato facendole molto larghe, e anche un po’ lunghe. Fateci delle baste se occorre. Poi per l’Africa tutto e comunque fatto deve servire.

 + Quanto al mandare direttamente a te cotonate od altri oggetti, bisogna che sistemiamo bene la cosa. Manderò così ciò che ti fu regalato dalla mamma od altri di famiglia. Ma ciò che si spedisce dall’Istituto deve andare tutto a Monsignore e con lui dovrai intenderti se vuoi che lascii sotto la tua custodia qualcosetta di chincaglieria a Nyeri; ma quanto al dare poi tu queste cose alle singole suore, bisognerà farlo con ordine e segnando ogni cosa data al nome di ciascuna suora. Così si vedrà se una spreca o sciupa di più, o perde, o comunque consuma roba più di un’altra, per richiamarla all’ordine anche su questo punto. In circolare apposita che il Sig.

Rettore sta preparando si daran norme precise al riguardo. Per ora tu devi fare come Mons. pei missionari che non accetta alcuna richiesta di roba, se non è scritta sopra un biglietto speciale e poi egli solo passa alla sartoria, o calzoleria ecc. ecc. l’ordine di tali provviste, e ciò fa dopo aver controllato ogni volta col suddetto registro individuale se quel tale ha già proprio bisogno della tal cosa… solo così si poterono metter un po’ all’ordine certi spreconi…Informati da lui del come tiene tali registri, e fattene uno simile per le singole Suore, e mostralo di quando in quando a Monsignore perché anche egli veda chi tien d’acconto della roba e chi no.

 + Tra gli oggetti che mandai – nella bloccata suddetta spedizione – sono anche custodie per orologi; ma queste non ricordo se furon messe al tuo indirizzo o di Monsignore; ad ogni modo dovrai intenderti con lui prima di distribuirle, e ricordati che costano il doppio che pel passato. Questo del costo della roba è cosa che cresce ogni giorno in modo allarmante: ti basti saper che una grossa di aghi ordinari da cucire la quale costava 1,25 costa ora lire cinque! E così è del filo il cui prezzo è duplicato e per certe qualità quadruplicato. Si che conviene tener conto della roba!!

 + L’impermeabile per Suor Rosa è pure nella suddetta cassa e così una piccolissima provvista di filo ed altre storielle che chiedesti alla R.a V. Superiora. Però ti fo presente fin d’ora di una disposizione che sarà contenuta nella circolare di Padre ed è che qualunque richiesta di oggetti sia da voi fatta a noi sia ai vostri parenti non dovrà più essere contenuta nel corpo della lettera, ma in un biglietto a parte, e questo biglietto dovrà essere firmato da Monsignore che solo è giudice costì della vera necessità degli oggetti, ed anche della convenienza di spedirveli o no. Perché vi son di quelli che chiedono alle lor famiglie delle cose, di cui costa molto più la spedizione che il valore della roba stessa. Poi vi sono ancor tanti inconvenienti da tener presenti nel far tali richieste. Perciò d’or innanzi anche tu nel chiedere della roba da noi qui, farai anche sempre una nota particolare separata dalle lettere (siano dirette a Padre, od a me od a Sr. Maria d. Angeli) e la presenterai pel visto a Monsignore, a meno che abbi motivi di chiedere cose personali che volessi solo manifestare a Padre od a me. – Vedi B in fine –

 + Dirai alle Suore nostre che qualunque richiesta di oggetti per loro uso devono farla a te, che deciderai se devi passarla a Monsignore – E non permetterai che chiedano direttamente a lui, diversamente dove va l’ubbidienza alla lor Superiora? E se qualcuna viene a dirti che ottenne questo o quel permesso da Monsignore o che egli vuole che tu dia loro questa o quella cosa, non la concederai se non portano un biglietto scritto da lui… od almeno andrai ogni volta a interpellar lui se è vera o no tale concessione, e gli farai le osservazioni che ti sembreranno del caso sull’opportunità di tale concessione – Anche qui in casa Madre si fa così per tutte le licenze e simili, le quali il Sig. Rettore non accorda mai direttamente, ma o rimanda la Suora alla V. Superiora, o ne parla lui stesso a questa, discutendo sull’opportunità della concessione, che fa poi comunicar loro dalla medesima.

Quanto alla lettera che scrivesti a Padre, egli mi incarica di dirti che per le spesuccie che ti possono occorrere, tu domandi 25 lire a Monsignore che te le darà e di queste spese potrai render conto a lui od a noi. A tal proposito parmi che quando partisti ti diedi un po’ di denaro per vostre spese sul bastimento, ed il residuo da tenere poi tu per vostre spesuccie. Ed è questa l’intenzione di Padre, che cioè tu tenga una piccola somma, che chiederai a misura del bisogno a Monsignore, da servire per spesette per le quali avessi soggezione di palesare a Mons.: però ti fo un’osservazione. Essendo io stato in Africa so benissimo che non hai neppur comodità di far tali spese senza che Mons. lo sappia, giacché so bene che dai muende trovi niente di medicinali o simili per chincaglierie e spese di vestiti o filo o simili ricorri a Mons. e non fare tu tali provviste. Io vedevo costì che le Cottolenghine non sapevano neppure come spendere le 100 lire che la Madre mandava ogni anno a ciascuna Assistente; e le spese loro eran più di dolci e leccornie e liquori presi dal Forte. Al qual proposito Padre dice che non approva l’abitudine introdotta costì che nella ricorrenza della festa onomastica d’ogni Suora, od almeno d’ogni Assistente, questa pagasse dal suo dei dolci o dei liquori agli altri della Stazione. Ciò voi non dovrete fare, neppure per la tua festa: perché voi avete voto perfetto di povertà e i missionarii debbono persuadersi che voi non avete neppure un soldo a vostra libera disposizione. Perciò, se anche avessi già pagato pel passato in tale occasione, non pagherai più in avvenire. Tra voi e i missionari e le Cottolenghine ci dev’essere questa differenza. I missionari secondo il lor voto conservano il possesso dei loro beni di famiglia, perciò paghino quando credano (e se ne hanno il permesso di Monsignore), ma del proprio; le Cottolenghine han quelle 100 lire e la licenza della lor Madre di spenderle; ma voi avete il voto completo di povertà: tutt’al più se i vostri parenti, col permesso di Padre, vi mandano qualcosuccia di dolciumi o bibite, li consumerete voi sole secondo che tu crederai bene. M non comprarli voi.

 + E così pei catechismi gekoio per voi altre, non dovrai comprarli, ma te li dia Monsignore, secondo ché gli scrivo oggi stesso.

 + Il Sig Rettore poi vuole che tu dia – dopo lettele – le 2 lettere a Sr. Cecilia e Sr. Teresa… e che non ti lascii prendere dalla tentazione di non darle, quasi fossero troppo forti, o che le Suore in questo frattempo fossero migliorate. Bisogna darle loro suggellate – immancabilmente.  + Per Suor Teresa il Sig. Rettore ci tiene molto che sia cambiata di impiego… è una lezione che le farà del bene, e non mandarla in missione, ma metterla in altri impieghi più ordinari nella Fattoria, e al suo posto credo farebbe Sr. Costanza. Quanto a Sr. Cecilia sarebbe proprio desiderabile fosse allontanata dalla Fattoria, ma non metterla mai come Assistente (ossia Vice Assistente) in una Stazione. È una superbietta che bisogna tener ben bassa.

 + Quanto alla chiave di tua camera nelle tue assenze, finché non sarà nominata una tua Vice (nomina che non dovrà farsi senza scriverne a Padre) non devi darla ad alcuna Suora, giacché la più anziana ora non si merita tale confidenza: ma potrai o portarla con te, o meglio darla direttamente tu a Monsignore.

 + Non fa bisogno che ti dica come la licenza di tener un po’ di denaro per spesuccie riguarda te solamente, e non le Vice Assistenti in missione, le quali tengono solo e spendono ciò che loro dà tratto tratto il Superiore della stazione al quale rendono conto di ogni spesa.

 + Pei danari sopranominati che ti diedi nell’atto di partire da Torino, se già hai reso conto a Monsignore, bene; e se ancor non l’hai fatto potrai render conto a lui oppure a me. Però questo e qualunque altro conto di spese non lo dovrai fare nel corpo della lettera, ma sopra una nota a parte, distinta cioè dalla tua lettera.

Questa mia, come ben potrai rilevare, l’ho fatta a strappi, interrompendola forse un dieci volte: non c’è quindi a stupire se è sconnessa e con ripetizioni; ad ogni modo tutto quanto t’ho detto fu concordato pienamente con Padre. Col vestiario incluso nella cassa 21 della suddetta spedizione ci sono lettere di Sr. Maria d. A. e d’altre per te, e sono entro la saccoccia della tua veste.

B Il biglietto di richieste a noi per voi lo sottoporrai a Mons.re per le richieste generali. Se tu però hai motivi per fare qualche domanda a noi di cose che credi necessarie e non credi manifestare a Mons., questa domanda la farai in altro bigliettino a Padre od a me spiegando i motivi della cosa.

I miei augurii pel S. Natale e Capodanno vi giungeranno tardi, ma non son perciò meno cordiali e li fo proprio (a te in particolare) con tutta l’effusione.

Aff.mo in G. e M. – C. Camisassa